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L’educazione fisica finisce dietro alla lavagna

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19 gennaio 2009

Egr. Direttore,

sono un insegnante di Educazione Fisica in un Istituto Superiore della Provincia di Varese, preoccupato per ciò che riguarda il valore della materia da me insegnata e della considerazione che in questa nostra società c’è per l’attività motoria in genere.

Di recente è stato diffuso su internet il testo dello “Schema di regolamento per il coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e per ulteriori modalità applicative dell’articolo 3 del D. L. 1 settembre 2008, n. 137, convertito dalla L. 30 ottobre 2008, n. 169″. In esso vi sono alcune problematicità ed ambiguità preoccupanti. In particolare al comma 6 dell’art. 3 si legge: «La votazione sul comportamento, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre, come il voto delle altre discipline, alla determinazione della media complessiva dei voti in ogni situazione in tutti i casi previsti dall norma. Da tale votazione complessiva è escluso l’insegnamento della religione cattolica , ai sensi dell’art. 309 del Testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 296, nonchè la disciplina relativa all’educazione fisica , ai sensi dell’art. 304 del medesimi Testo unico».

Premesso che l’esclusione della religione cattolica è in parte giustificato dal fatto che questa disciplina non è frequentata da tutti gli studenti in quanto materia facoltativa (e già questo lascia perplessi!), noi insegnanti di educazione fisica, e non solo, siamo preoccupati per il valore che si attribuisce alla nostra disciplina che in tal modo assume un valore inferiore allo stesso voto della condotta.
Sono convinto che il valore del nostro lavoro certo non cambia se ci è data la possibilità o no di un voto sulla pagella. Ma alcune perplessità certo emergono.
Forse che il fine ultimo è quello di rendere anche l’educazione fisica scolastica facoltativa? E quali sarebbero le conseguenze di questo proposito?
Assistiamo giornalmente ai frutti di una cattiva educazione, motoria ma non solo, sulla salute e sui comportamenti deviati dei nostri giovani. Gli studi medici sono pieni di pazienti con malattie riconducibili al poco movimento e alle cattive abitudini, e pressanti sono i richiami alla maggiore attività motoria e alle correte abitudini alimentari, riempiendo di conseguenza le palestre e le tasche di qualcuno.

Ma nel frattempo si fa sì che i giovani abbiano così poca considerazione degli strumenti che li possano mettere in grado di prendere coscienza del loro corpo, della loro salute e delle loro potenzialità.
Spero che questo ritorno indietro di 15 anni sia stata solo una svista dei nostri legislatori e che presto possano mettere riparo ad un così grossolono errore. Ma certo l’accaduto merita una riflessione.

Prof. Angelo Spiteri

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