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L’ipocrisia che alberga nella Chiesa

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21 novembre 2012

Gentile direttore,

 vorrei scriverle riguardo ai recenti fatti di cronaca a sfondo sessuale che, sempre più frequentemente, riguardano la Chiesa e i suoi rappresentanti e che sono accaduti anche nella nostra provincia. Più in generale vorrei esprimere il mio pensiero riguardo all’ipocrisia che alberga nelle menti di alcuni religiosi e politici di orientamento cattolico. Premesso che la religiosità, secondo la mia visione, deve essere considerata un fatto personale e non diventare strumento di condizionamento della vita di miliardi di persone, come invece accade da quando le religioni si sono “istituzionalizzate”. Non si può negare che per taluni la religione è una sorta di consolazione, ma anche di conforto per le asprezze che la vita ci riserva, però quando i religiosi ( o alcuni, perché è sempre sbagliato generalizzare) diventato i protagonisti di violenze fisiche e psicologiche i dubbi cominciano a farsi più insistenti. La sessualità è un bisogno primario nell’essere umano, come dormire, mangiare, bere e se viene repressa a lungo in individui che hanno qualche disagio psichico, specialmente se non adeguatamente curato, può dar luogo a forme di violenze che tutti noi conosciamo.

Bisognerebbe comprendere che l’istituzione religiosa, se repressiva ed autoritaria, non facilita uno sviluppo psico-sessuale sano. Con ciò non voglio incitare nessuno al libertinaggio, ma nessuno che sia laico, prete, suora, politico, educatore, può arrogarsi il diritto di dire come vivere la propria vita, di quale musica ascoltare, di quale idea politica-filosofica avere. Non è il caso di scomodare il grande filosofo anticristiano Friedrich Nietzsche, ma l’idea di fondo della critica alla morale borghese – cristiana resta tutt’ora di attualità.

Grazie per l’ospitalità, cordiali saluti.

Franco

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