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L’Italia che vogliamo

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24 novembre 2012

Lettera aperta ai cittadini, ai simpatizzanti, agli iscritti, ai rappresentanti di Sinistra Ecologia Libertà eletti negli organi istituzionali, 

Sogni e speranze per il futuro di un Italia diversa, migliore, da un punto di vista di sinistra, emerse da un dibattito pubblico presso il circolo cittadino di SEL.
Sogniamo un parlamento che conscio del gravissimo scadimento morale presentato dai partiti anche in questa legislatura, non ammetta nelle future liste elettorali tutti quei candidati che hanno un procedimento giudiziario in corso e non solo coloro che hanno una condanna superiore ai due anni. Un parlamento etico e morale, in cui non ci possa essere posto per i vari Lusi, Rosi Mauro, Belsito, Fiorito, ecc…, un parlamento che prima di tutto dia l’esempio agli italiani e quindi, nel momento stesso in cui vara a manovre lacrime e sangue, legiferi anche riducendo i propri emolumenti, le proprie diarie, adegui le proprie pensioni al sistema che contributivo, che adotta per tutti gli altri cittadini italiani.
Non riteniamo etico in questo momento mantenere in vigore il sistema dei vitalizi erogati ai parlamentari e consiglieri regionali.  Sogniamo un governo che non faccia pagare i costi della crisi alle solite classi sociali (lavoratori dipendenti, pensionati e tutti i contribuenti onesti), ma vada alla ricerca dell’enorme evasione ed elusione fiscale, tramite un progetto che permetta il recupero di almeno 20/30 miliardi di euro all’anno, per i prossimi cinque anni, così da allinearci alla media dei maggiori paesi industrializzati, USA in primis. Si introducano dei meccanismi come la limitazione dell’utilizzo del contante e la
deducibilità dal reddito delle spese effettuate, non si abbia il timore di proporre leggi che prevedano la carcerazione per reati di evasione fiscale, si ripristini la legge sul falso in bilancio. Si superi il sistema fiscale attuale, basato unicamente sulla dichiarazione dei redditi e si vada verso un sistema misto che tenga conto anche del patrimonio effettivamente detenuto. Si costringano i paradisi fiscali ad adottare accordi per il recupero delle imposte, come ha fatto la Germania con la Svizzera, si vari finalmente una imposta patrimoniale, fosse anche solo marginale, come quella adottata in Francia.
Sogniamo un governo che ponga tra i suoi obbiettivi il rilancio dell’occupazione e dell’economia, pensiamo che le soluzioni possono essere diverse, ad esempio varare un piano di intervento straordinario di lavori pubblici, per la messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico, attingendo le risorse necessarie (circa 40 miliardi di euro) dal recupero dell’evasione fiscale.
Interventi di questo tipo producono ulteriori ricadute benefiche sui conti dello Stato, riducendo ed eliminando i costi notevolmente superiori richiesti dalla gestione dell’emergenza ambientale, come puntualmente si verifica in occasione di eventi atmosferici di intensità leggermente superiore alla media.
Si sottragga la politica al primato della finanza e dell’economia, si vari finalmente una legge seria per regolare il conflitto d’interesse, si prenda ancora una volta d’esempio la legislazione degli Stati Uniti d’America. 
Si elimini definitivamente il malcostume, tipicamente italiano, di permettere l’accumulazione di più cariche pubbliche, siano esse europee, nazionali, regionali, comunali.
Si sottragga definitivamente la nomina dei dirigenti RAI dal campo della partitocrazia e lo
leghi a quello della competenza e del merito.
Sogniamo che i nostri candidati premier portino all’attenzione della pubblica opinione delle
linee d’intervento puntuali, definendo chiaramente cosa si voglia realizzare e la relativa tempistica, ormai il popolo italiano ha bisogno di valutare programmi concreti e definiti, non è interessato a indicazioni generiche e di principio.
Sogniamo un Italia in cui la partita della sopravvivenza del settore manifatturiero venga combattuta nel campo dell’innovazione, della ricerca, della qualità piuttosto che in quello della compressione dei salari e dei diritti dei lavoratori, con produzioni di basso valore aggiunto.
Si aumentino i fondi destinati alla ricerca fino al 3% del PIL, come prevede l’obbiettivo per la crescita nell’Unione Europea di Europa 2020, si indirizzi la ricerca verso una economia verde e sostenibile, si aumenti il numero dei ricercatori nelle università, che attualmente è circa la meta di quelli della Francia ed in terzo di quelli della Germania in rapporto alla popolazione.
Sogniamo un Italia in cui la classe imprenditoriale ritrovi la convenienza ad investire nella propria azienda, nel personale, nella formazione, piuttosto che nella finanza speculativa. 
Un Italia in cui non sia più moralmente accettato che i dirigenti delle grandi compagnie, siano esse pubbliche o private, ricevano stipendi migliaia di volte superiori a quelli delle loro maestranze. 
Sia posto un limite all’utilizzo indiscriminato dei contratti flessibili e a tempo determinato, poiché l’obbiettivo di favorire l’occupazione giovanile tramite il loro utilizzo è miseramente fallito, in compenso questi strumenti hanno creato una generazione di precari sottopagati e privi di tutele.
Si torni ad investire nella cultura, nel sapere, nella formazione, si valorizzi la scuola pubblica, vogliamo che il corpo docente possa ritrovare motivazioni per migliorarsi e migliorare la formazione dei propri alunni. 
Il contributo pubblico al sistema delle scuole private non è più sostenibile, si eviti di introdurre nella scuola pubblica meccanismi di privatizzazione surrettizia, come quelli previsti dal decreto APREA. Sogniamo un Italia solidale che riesca a trovare le risorse necessarie per tutti gli esodati.
In tema di alleanze, non è possibile alcuna forma di accordo, anche dopo la tornata elettorale, con i centristi, sia per correttezza verso gli elettori che parteciperanno alle primarie, ma soprattutto, perché le nostre visioni sono nettamente differenti da quelle espresse da quel blocco sociale. Auspichiamo che queste nostre piccole riflessioni possano essere da stimolo per una discussione con la cittadinanza, a cui chiediamo, per confrontarci, i propri pensieri su come vorrebbero l’Italia del futuro.

SEL Circolo di Busto Arsizio

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