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L’Italia è messa male e non lo sa

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28 giugno 2011

Il Fondo monetario internazionale? Non ne avvertiamo più la necessità. L’euro? Non è un dogma. Le rivolte in Nord Africa? Mosse dall’indignazione e sostenute dai social network. L’Italia? La situazione è drammatica, ma non ne siamo ancora consapevoli.
Il tono della serata è stato colloquiale. I contenuti sono stati chiari, netti e pesanti come macigni. Loretta Napoleoni è un’economista di fama internazionale e i suoi libri sono best-sellers in tutto il mondo (è uno dei massimi esperti al mondo di terrorismo internazionale). Il suo prossimo lavoro, in uscita in autunno, sarà dedicato ai fermenti che attraversano i paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo e al loro impatto economico su scala globale. A questo stesso argomento era dedicata la serata di ieri, martedì 28 giugno, organizzata dalla Fondazione Città futura di Varese in collaborazione con la facoltà di Economia dell’Università degli Studi dell’Insubria. La sala di villa Recalcati era piena (anche se non sembrava esserci traccia di studenti universitari) e il pubblico molto attento. Jacopo Barigazzi, caporedattore del giornale on-line «Linkiesta» , ha guidato la chiacchierata con competenza, sostenuto dalla presenza del professor Gioacchino Garofoli della facoltà di Economia dell’Insubria.
Serata importante e necessaria. Necessaria, perché lo strano sistema dell’informazione italiana ci tiene costantemente informati sul più recente matrimonio ministeriale e sui minimi dettagli dell’ultimo episodio di cronaca nera, ma ci tiene all’oscuro su ciò che sta succedendo a 200 chilometri dalla nostra frontiera meridionale, sugli interessi economici in gioco nel Mediterraneo, sulla crisi della Grecia e sul movimento degli indignati spagnoli. Importante, perché Loretta Napoleoni, con leggerezza, ci ha dato la possibilità di vedere per un attimo, per un paio d’ore, i grandi scenari che si dispiegano appena al di là del nostro minuscolo ombelico. E forse anche per questo, per via dell’attenzione morbosa che dedichiamo a ciò che si muove intorno al nostro ombelico nazionale, l’indignazione, conseguenza naturale, altrove, delle scelte scellerate di una classe dirigente irresponsabile, fatica così tanto a prorompere in Italia. Ha fatto un po’ impressione, questa sera, sentire che in Islanda i responsabili politici della bancarotta sono stati processati. Noi non ci scandalizziamo nemmeno nell’apprendere che il direttore generale della Rai si faceva scrivere le lettere da un certo Bisignani.

Enzo R. Laforgia

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