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L’Italia viaggia a fari spenti

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2 dicembre 2009

Egregio direttore,
senza offesa, credo che lei parli di cose che conosce poco.
Replicherò, in ordine sparso, ad alcune sue osservazioni:
– Ispra: migliaia di ricercatori, pagati dall’Unione Europea, con uno stipendio di circa 2,5 volte quello che prende un ricercatore nell’università italiana. L’Italia, quindi, non c’entra proprio niente. Fosse posto in Spagna sarebbe esattamente la stessa cosa.
– Studenti che visitano le nostre aziente: un centinaio? ha idea di come noi andiamo in giro a visitare le realtà altrui? Poche realtà di eccellenza non possono essere paragonate ad una struttura efficiente
ed organica.
– Lei parla di globalizzazione: l’unica risposta che mi viene da darle è "appunto…". Il mercato del lavoro non si riassume nella provincia…
Ma seriamente, lei da italiano con tutta "la nostra storia, la nostra cultura" alle spalle, non si vergogna di questo paese? Se avesse vissuto all’estero (forse l’ha fatto, non posso saperlo), e visto direttamente cosa vuol dire vivere in un paese moderno, probabilmente si renderebbe conto che l’Italia viaggia a fari spenti senza una vaga idea della direzione da seguire. I pochi lampi di luce dati da alcuni sporadici (e lodevoli) eventi rimandano solo l’urto frontale.
Credo che la lettera del sig. Celli al figlio vada intesa come una fredda e lucida analisi. ‘Credo che questo paese al 90% andrà al disastro. Puoi restare e rischiare il tutto per tutto. Oppure, pensa alla tua vita e non sprecarla per gente che non ti dirà nemmeno grazie’.
Per quel che riguarda me, io resto più che altro perchè sono curioso di vedere come va a finire, ma non mi sento di insultare chi se ne va dandogli del codardo. Anzi, gli riconosco un coraggio che non è comune.
Cordiali saluti,
Davide Gardoni, Ricercatore precario

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Carissimo Davide,
ho molto presente le cose che lei mette in discussione rispetto al mio editoriale. Non è l’eccellenza di qualche nostra azienda, o un centro come Ispra che permette un sereno sviluppo del nostro Paese. È vero, così come è molto acuta tutta l’analisi che fa il direttore generale della Luiss. Il punto però non è questo. Se un grande manager, dirigente di una prestigiosa Università getta la spugna il segnale è davvero inquietante. Da questi ruoli ci aspetteremmo proposte, idee, progetti e non disperazione. Lo dice con parole chiare e forti Tito Boeri in risposta proprio a Celli.
Chi decide di lasciare l’Italia non è affatto codardo, anzi. Ha certamente delle ragioni e può migliorare la propria formazione. Ho toccato con mano quanto sia affascinante fare ricerca negli Stati Uniti e capisco benissimo chi sceglie di andare lì a proseguire il proprio percorso. Detto questo la globalizzazione sta cambiando tutto il mondo e presenta rischi insieme a opportunità, il nostro Paese avrebbe carte da giocare in questa situazione. Forse, troppo presi da una bassa politica, non siamo più capaci di reagire a questi cambiamenti. La straordinaria bellezza di questa fase storica è proprio nelle possibilityà che apre. Sono convinto che l’Italia non solo non riesca a vederle, ma si chiude sempre più. Compito di tutti noi resta quello di cercare proposte, idee e soluzioni.
Grazie comunque del suo contributo che è utile per continuare a tenere aperto un dibattito importante.
Saluti e auguri per la sua attività
Il direttore Marco Giovannelli

Davide Gardoni

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