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L’odio è figlio della paura

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26 dicembre 2009

Caro direttore,
domenica scorsa è toccato a Berlusconi, adesso a Benedetto XVI. O aumenta il tasso di squilibrio individuale o aumentano gli squilibrati.
Va di moda parlare di odio seminato, ma ci si dimentica la premessa: l’odio è spesso figlio della paura.
Il Capo del governo ferito o la spinta ricevuta dal Papa sono un’indecenza, ma anche l’aggressione subita un extracomunitario o da un omosessuale lo è, perchè "…un ladrone non muore di meno…"
Allora se è vero il ritornello che odio genera odio,  lo è anche la quotidiana e nauseabonda dose di veleno che viene iniettata nel tessuto sociale da altrettanti insospettabili squilibrati muniti di lasciapassare che non si rendono conto di giocare con il fuoco.
Questi signori ignorano che la violenza di certi messaggi, di alcune parole, di taluni atteggiamenti  può scappare di mano e corrodere a poco a poco il sistema immunitario di una società dove giorno dopo giorno sul raziocinio e sull’io collettivo prevalgono l’ancestrale istinto di dominio e  il bisogno di sopraffazione.
Eppure le tragedie della storia ce lo hanno insegnato, aver seguito pensatori forse geniali ma folli e dispensato idee malsane hanno portato morte e sciagure:
non siamo  ancora a quei livelli, ma  di questo passo non escludo rischi di ricadute.
 
 
Roberta Lattuada

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