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L’onore di Gheddafi. Il futuro sarà migliore?

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23 agosto 2011

"Le notizie che arrivano sono di vera e propria guerra contro civili in rivolta, quindi di massacro. Quel che Gheddafi aveva sempre promesso, che mai avrebbe rivoltato le armi contro il suo popolo, anche questa è una promessa non mantenuta. È tempo che se ne vada, è tempo che si intravveda oltre il bagno di sangue una soluzione di mediazione che, come in Egitto e Tunisia, non può non cominciare che con l’uscita di scena di Muammar Gheddafi al potere assoluto da quarantuno anni. "

Questo scriveva, il 22 febbraio scorso, Angelo del Boca, il più importante storico del colonialismo italiano e della storia della Libia, in seguito Del Boca ha sempre mantenuto una posizione chiara, anche quando ha inviato al colonnello Gheddafi le condoglianze per la morte dei nipoti, vittime innocenti di un bombardamento che peraltro colpiva un obiettivo militare (la sede dei servizi segreti) in cui dei bambini non si sarebbero dovuti trovare.

Gheddafi non ha ascoltato, ha condannato il suo popolo ad una feroce e antistorica guerra civile, persa in partenza dai pochi sostenitori del Rais, costata vittime e danni. Perché lo ha fatto? per difendere il proprio diritto a girare il mondo accompagnato da una caravanserraglio di amazzoni e tende? per difendere il diritto dei suoi figli a comprarsi quote della Juventus in cambio di improbabili carriere da calciatori di serie A? o il diritto, anch’esso esercitato da un altro figlio, di malmenare una cameriera svizzera per poi attuare rappresaglie contro la nazione rea di averlo trattato come un semplice cittadine colpevole di un reato? (rappresaglia che, tra l’altro, costò oltre un anno di privazione della libertà a due cittadini svizzeri sequestrati in Libia solo per il loro passaporto).

Il tardivo e maldestro (probabilmente anche avventurista) intervento della Nato non è la causa della caduta del regime, altre volte l’occidente aveva provato ad attaccare Gheddafi, anche con maggiori mezzi e migliori strategie, avevano sempre fallito. Oggi i fatti sono stati diversi proprio perché il popolo, o una larga fetta di esso, era stufo di un regime che navigava nel petrolio tollerando una disoccupazione tra le più alte del nord Africa, che affidava gli incarichi nell’industria del petrolio a stranieri, per evitare l’insorgere di una classe agiata locale, che aveva perfino privatizzato l’esercito affidando quasi tutte le armi alle divisioni dei servizi segreti comandate dai figli e dal cognato del Rais e composte da mercenari stranieri che guadagnavano salari multipli rispetto ai libici.

Il futuro sarà migliore? non lo sappiamo perché , nei fatti, non sappiamo abbastanza dei ribelli e dei loro vertici politici, salvo il fatto che hanno avuto l’appoggio di quelle stesse forze che, 41 anni fa, appoggiarono la rivoluzione tradita di Gheddafi; che facciano peggio è quasi impossibile, che diano alla Libia un futuro dignitoso sembra una speranza utopica ma, almeno quando cadono i tiranni, soli e asserragliati nel proprio bunker, una giornata di speranza ce la si può concedere.
In bocca al lupo quindi alla Libia e, direttore, mi permetta di chiudere citando ancora Del Boca e la sua intervista al manifesto del 22 febbraio scorso che oggi appare profetica:

"in una intervista del 1986, lui ammise che il «Libro Verde» era fallito e che la Libia era ancora «nera» non verde. Ora è anche rossa del sangue del suo popolo che lui ha versato. Per l’ultima volta."

Il testo completo è qui http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2011/mese/02/articolo/4199/?tx_comments_pi1%5Bpage%5D=1&cHash=86c18c0e7de77eac98163677930de9b8

Cordiali saluti

Mauro Sabbadini

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