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la casta dei “Lei non sa chi sono io”

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14 agosto 2011

Egregio direttore,
condivido le considerazioni del sig/sig.ra Andrea (lettera n. 143 del 13/8) sulle doglianze dei sen. Rizzi, Tomassini e Rossi relative aulle ingiuste(?) critiche per i pasti serviti a Palazzo Madama (e Montecitorio). I furiosi attacchi della stampa e dei cittadini cui si chiedono sacrifici che fanno “sgorgare sangue dal cuore di Berlusconi” dovrebbero indurre la “CASTA UNIDA” a più di un bagno di umiltà. I cittadini ragionevoli possono sì comprendere come i parlamentari meritino trattamenti dignitosi relativi al ruolo che svolgono, ma il troppo è troppo. Spero che finalmente riconoscano TUTTI che i benefit (che gli autorevoli senatori conoscono molto bene) sono tanti, a spese del contribuente e delle esauste risorse finanziarie dello stato e che si trascinano anche a favore degli ex parlamentari destinatari di ingiuste liquidazioni ed esagerati vitalizi, quasi fossero membri di una dinastia dal sangue blu. Eppoi, vivaddio, sarebbe ora che la classe politica riconosca i propri errori e le prepotenze che si approvano da soli alla faccia dei cittadini meno abbienti. E che qualche volta si riconoscano anche le ragioni del popolo che protesta. A tale proposito val la pena di ricordare come, specie nella prima repubblica, mai, dico mai, nessun partito riconosceva di aver perso le elezioni. Vincevano tutti. Un vizio che sussiste ancora e che dà l’ immagine di una CASTA allergica alle autocritiche. E sono quelli che nei decenni passati hanno dato vita ad un ipocrita consociativismo (conosciuto anche come compromesso storico) e ridotto l’ Italia nelle pietose condizioni in cui viviamo, al netto della crisi econonica attuale.

Giovanni Mele, Luino

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