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La causa degli incidenti non è la velocità

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26 ottobre 2007

Carissima redazione di Varesenews, cari lettori,

mi rivolgo a tutti voi, indifferentemente utenti della rete stradale urbana o della nostra autolaghi.
Ho letto la maggior parte delle lettere pubblicate sul tema autovelox et similis: devo ammettere che adesso sono veramente spaventata. Non dalle teste vuote che vogliono introdurre tutte questi aggeggi inutili e infernali, ma da chi ha il coraggio di indicare ancora la velocità come causa di incidenti. Certo: la velocità è la causa delle morti in strada, la terra è a forma di parallelepipedo e i maiali hanno le ali. La caccia alle streghe è finita da qualche anno. Rendiamoci conto, vi prego, che il problema della sicurezza in strada è una questione seria e ci riguarda tutti, non possiamo continuare a lavarcene le mani imputandolo alla causa meno influente ma più facilmente controllabile, che è proprio la velocità. E questo solo perchè ci rendiamo conto tutti che non siamo in grado di affrontare in modo responsabile e autorevole le cause vere. CI accaniamo contro il nulla seguendo le imbecillaggini di qualche ministro incompentente, e rimando tutti alla coscienza dimostrata dalla lettera del sig. Davide Ghirardini. Negli scorsi quattro anni ho percorso circa 30-35mila chilometri l’anno: avanti e indietro sull’autolaghi 4, 5, 6 volte a settimana, più la normale percorrenza urbana. La causa degli incidenti NON è la velocità, non mi stancherò di urlarlo alla gente perchè sulla questione non ho il minimo dubbio. Purtroppo, una parte non indifferente degli incidenti ha una causa sola: l’incapacità di guida. E in buona parte di questi incidenti, le lesioni riportate dipendono dalla pessima qualità del mezzo di trasporto (non oso chiamare “auto” alcuni dei bozzoletti di metallo a quattro ruote che vediamo in giro). Garantisco personalmente, io che 5 anni fa, dopo un anno di patente, ho distrutto una Golf contro un pullman della Sila che procedeva contromano di fronte all’università, restando illesa (illesa!). Se a questo aggiungiamo la distrazione, secondo me primissima e indiscutibile causa di incidente, e un pò di connaturata voglia di strafare (prerogativa di giovani imbecilli, ma tristemente, devo constatare, non solo loro), abbiamo fatto la frittata, in tutti i sensi purtroppo… Da quanto tempo questi signori che se la prendono con la velocità non fanno un salto nelle autoscuole? Io sono sconcertata, diamo la patente a cani e porci e poi ci lamentiamo? Vediamo di usare il cervello quando i problemi rischiano di crearsi, invece. Citazione personale: i miei genitori non vedevano l’ora che la patente a mia nonna scadesse, naturalmente per evitare il traumatico “sequestro” della macchina. Non sto a raccontare nel dettaglio, ma senza che nessuno lo chiedesse le è stata rinnovata! Questa è una prassi diffusissima. Giusto per precisare, mia nonna non ci vede, non ci sente, e non è quasi in grado di camminare.
Tanto per continuare poi, qualcuno mi sa spiegare perchè mai devo trovarmi i soliti gruppi di neopatentati e trentenni sottosviluppati che scendono con l’acceleratore a tavoletta dal sacro monte il sabato sera? Eviterei di parlare della gettonatissima Cittiglio- Vararo, dove pare che ai bordi della strada coltivino ragazzi deficienti, molti dei quali fanatici di gare rallystiche che prontamente tentano di replicare, rischiando di ammazzare qualcuno. Mi chiedo e mi domando: perchè mai non c’è una volta che trovo la polizia stradale o i simpatici carabinieri nelle stradine strette e pericolosissime di notte, ma li incrocio puntualmente alle 11 di mattina sulla sp1 (leggi: strada del lago) quando fermano la “sciura maria” di turno con le borse del tigros a vista? Parliamone. Quello non è fare sicurezza, è fare cassa. Dove c’è da fare sicurezza, invece, tutti spariscono. Ma se invece risolvessimo i problemi all’origine? magari, il ragazzino esaltato non imparerebbe a fare stupidate che poi sarà pronto a replicare in strade trafficate rischiando la vita (degli altri!). Se vado a 100, 120 sulla strada del lago, non rischio niente nè per me nè per nessuno. Invece c’è un insensato limite di 70. Se vado a 70 dove la strada non lo permette o dove non c’è spazio per due macchine, prima o poi ammazzerò qualcuno. Ma davanti a un sistema che è disastroso in generale, non voglio sentirmi dire che la velocità causa gli incidenti, perchè sono distrazione e mancanza di cervello a farlo. Quest’estate ho visto 3 persone portate via con il 118 sulla pista ciclabile per essersi fatte seriamente male. Due in bici, una a piedi. Considerando quanta gente percorre la ciclabile, e quanta le strade… DIrei che la proporzione percorrenti-feriti non si discosta. Cosa vuol dire? Forse quel tipo correva troppo forte? Il ciclista non ha dato la precedenza al palo di legno? O il palo di legno è sbucato dall’asfalto perchè non aveva visto il ciclista arrivare? C’è una cosa che ho sempre notato, da automobilista accanita, motociclista, ciclista e podista: il cervello è sempre la miglior dotazione di serie per la sicurezza in strada. Peccato che coloro che dovrebbero pensare alla sicurezza sono i primi a dimenticarlo a casa.

Francesca Manfredi

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