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La Cgil non abdica al suo ruolo di rappresentante del mondo del lavoro

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28 novembre 2008

Egregio direttore,
credo valga la pena raccogliere il grido di dolore di un vecchio militante sindacale qual è Mariuccio Bianchi, si veda la sua lettera del 14.11 “Dove va il sindacato?”, poiché quando si determina una divisione tra le grandi organizzazioni sindacali, è evidente come le speranze di difesa o avanzamento delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori e dei pensionati si riducano sensibilmente .

Altresì, non essendo la prima volta che questa unità d’azione si incrina, basti pensare alla stagione del precedente governo Berlusconi, segnata dalla sigla del Patto per l’Italia da parte di CISL e UIL e successivo riavvicinamento con la CGIL, protagonista di una memorabile lotta per la difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e dell’autonomia sindacale, si tratta di comprendere le cause che l’hanno riprodotta in forme pressoché identiche al passato.

Soprattutto se si pensa che l’anno scorso di questi tempi fu lanciata una piattaforma unitaria per la riduzione del carico fiscale a favore dei lavoratori e dei pensionati, mentre nel maggio di quest’anno si è pervenuti alla definizione di una discussa e criticata proposta di riforma della struttura contrattuale.

Tra l’altro CGIL CISL UIL avevano previsto l’ipotesi di una mobilitazione a sostegno della piattaforma sul fisco contro il governo Prodi, se lo stesso non avesse fornito le risposte attese in quella direzione.
Senonché quella mobilitazione fu sospesa a fronte della caduta del governo Prodi. Con l’ascesa del governo Berlusconi quella piattaforma sul fisco sono solo non è stata presa in esame dal nuovo governo in nessun punto, per lo scorno di lavoratori e pensionati e relativa caduta della domanda interna a causa da una accentuata contrazione di consumi anche di prima necessità, ma la concertazione è stata messa in soffitta da destra sulla base del motto, sperimentato senza successo nella vicenda Alitalia, “ prendere o lasciare”.

Sicchè, nel giro di qualche mese, a partire dalle misure odiose e vessatorie contro i lavoratori pubblici avanzate dall’ineffabile ministro Brunetta, sino a giungere ai brutali tagli previsti ai danni della scuola pubblica e dell’università, non si contano i provvedimenti ( contenuti nel decreto 112) finalizzati a squilibrare ulteriormente i rapporti tra imprese e lavoratori, nonché a sbeffeggiare il ruolo delle organizzazioni sindacali . Si veda a tal proposito la bizzarra vicenda della detassazione degli straordinari, collocata dentro ad uno scenario contraddistinto dalla riduzione delle ore lavorate e dalla crescita esponenziale della cassa integrazione, dei contratti di solidarietà e dei licenziamenti di massa.

Inoltre, a proposito della riforma della contrattazione, dopo la fine della scala mobile e la lunga stagione dell’inflazione programmata che tanto hanno concorso a determinare un arretramento progressivo dei salari e delle pensioni, il movimento sindacale dovrebbe accontentarsi di un indicatore senza l’inflazione derivante dal costo dell’energia per l’aumento dei minimi dei contratti nazionali . Con l’aggravante determinata dalla proposta avanzata da Confindustria, che punta a svilire il ruolo del contratto nazionale, oltre a non garantire nessun meccanismo esigibile per la contrattazione di secondo livello nelle medie e piccole imprese, nonché a ridurla significativamente laddove oggi viene effettuata.
Stante il quadro che ho brevemente riassunto, coerenza sindacale vorrebbe che ci si mobilitasse per discutere e contrattare a testa alta sulla base delle due piattaforme avanzate unitariamente, dato che senza adeguati e riconquistati rapporti di forza è impensabile che si determini una inversione di tendenza a favore del movimento sindacale. Considerato che il movimento sindacale è decisamente indebolito – per ragioni oggettive e soggettive che meriterebbero una riflessione approfondita – sul piano della rappresentanza e della rappresentatività .
Invece, non solo come era prevedibile l’unità d’azione si è sciolta come la neve al sole, ma si ripete la tragica pantomima della suddivisione dei sindacati tra quelli responsabili e quelli irresponsabili.
Seppure è da rilevare come nel fronte del mondo cattolico Famiglia Cristiana subisca lo stesso trattamento della CGIL, per il solo fatto di esprimere in piena libertà i suoi giudizi sull’insieme delle proposte (scuola, immigrazione, ecc.) avanzate dal governo Berlusconi, sulla base della finora non eversiva dottrina sociale della chiesa.
Per di più prima CISL e UIL siglano un contratto nel settore del commercio che prevede l’introduzione massiccia del lavoro domenicale, poi firmano contratti dei dipendenti pubblici sulla base della metà dell’inflazione reale, rompendo in entrambi i casi l’unità delle due categorie in questione ai fini di una legittimazione subalterna.

Di converso l’unità sindacale ha registrato una giornata storica con la mobilitazione della categoria della scuola il 30 ottobre, mentre inspiegabilmente la CISL ( non quella di Varese, regolarmente in piazza della Repubblica il 14 novembre) si è sottratta alla mobilitazione sul fronte della lotta contro la privatizzazione dell’università.

Per concludere, vi è da registrare la contestazione di Bonanni all’assemblea nazionale dei pensionati CISL, ove, in finale di discorso, ha promesso che vi sarà mobilitazione anche da soli (non se ne comprende il perché…) se il governo non darà risposte adeguate alle rivendicazioni della terza età.
Queste sono le contraddizioni che oggettivamente e non verticisticamente attraversa il movimento sindacale, ed in questo senso è comprensibile l’amarezza che traspare dall’intervento di Angelo Eberli del 16.11: “ Perché il sindacato si divide?”.

Pertanto, lo sciopero proclamato dalla CGIL il 12 dicembre, stante il cambio di fase determinato dall’esplosione di una crisi strutturale del capitalismo internazionale e nazionale, prevedibilmente di lunga durata, ha l’obiettivo di sostenere le ragioni di un “Piano anticrisi” e colmare un vuoto di rappresentanza e di mobilitazione, che può essere letale per le forze del mondo del lavoro se dovessero prevalere la passività e l’acquiescenza sindacale.

La CGIL storicamente privilegia la ricerca dell’unità d’azione, ma non abdica al ruolo che le è assegnato di rappresentanza del mondo del lavoro, soprattutto quando da più parti, a partire dal governo in carica, si punta al suo isolamento e alla svalorizzazione della forza lavoro come soluzione drastica per uscire da destra dalla crisi.

Gian Marco Martignoni
Coordinatore provinciale di Lavoro e Società
area programmatica in CGIL

Gian Marco Martignoni

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