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La cicuta di camilleri

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8 novembre 2008

Carissimo direttore,
nel congratularmi con la sua ottima redazione per il quotidiano sforzo di comunicazione e critica, desidero segnalarle un fatto che ben s’appaia – a mio modesto avviso – con le esternazioni stonate di chi, per ruolo e nell’interesse della Cosa pubblica, forse farebbe meglio a dire poco o nulla e a fare invece molto di più.
Nella pseudociviltà della comunicazione, dove abbondano i mezzi per dare risonanza alle trombette ma scarseggiano i contenuti armonici, oggi è segnalata dal pure ottimo sito del corsera ( www.corriere.it ) una notizia per me rattristante.
gliela passo testualmente così com’è apparsa sul sito:

ROMA — Certo, lo avrà detto come un «paradosso letterario» , lo avrà affermato scherzando, ma Andrea Camilleri ha lasciato un segno giovedì scorso al Mamiani, un liceo di Roma, quando ha sostenuto che per lui, l’ottantatreenne sempre in cima alla classifica dei romanzi più venduti, Mariastella Gelmini «di sicuro non è un essere umano».
E che «dovremmo chiamare i professori di chimica per capire che cos’è». Frasi sottolineate da un titoletto sull’Unità e criticate ieri ad alta voce da non pochi esponenti dell’opposizione.

Ebbene, ho letto tutti i romanzi di Camilleri e non m’è affatto difficile riconoscergli i meriti lettari che s’è guadagnmato sul campo, che per lui è di carta. Eppure, forse, l’essere tra i massimi novellisti contemporanei, se nelle sue ultime produzioni deve avergli consentito l’operazione d’allentare il laccio ormonale dell’autocensura (da almeno tre anni avvampa di pruriti anche per iscritto e non solo d’agosto), di certo l’ha spinto a dedicarsi così alle questioni di pubblico dibattito.
Personalmente sono per le lezioni socratiche: chi tiene alla democrazia dev’essere disposto a bere la cicuta, cioè a ingoiare amaro quando la legge ha il benestare dei più o di chi li rappresenta. La prima lezione del civismo, materia tanto invocata quanto ignorata, dovrebbe essere: abbiate pazienza. La legge non si discute né si cambia in piazza ma in Parlamento e certe sceneggiate sono il sintomo d’una democrazia che soffre della sua peggior malattia: la demagogia.
Camilleri ha versato un po’ della sua personalissima cicuta nel bicchiere di studenti che pure lo guardano come una guida intellettuale. Spero l’abbbia fatto da ottuagenario (cioè da nonno: tanto arrabbiato quanto inopportuno e violento) anziché da marpione (cioè per assicurarsi ulteriori copie).
Mi piace però pensare che Montalbano, sempre ligio alla voce della coscienza ma anche alle regole della legge, per una volta sarebbe stato in disaccordo col suo autore: senza ragazzi non c’è futuro ma con ragazzi avvelenati dagli adulti che pensano di detenere la verità e passano sulla pelle altrui come caterpillar, il futuro sarà cicuta. Per tutti.

Alégar e grazie per l’ospitalità.

Ezio Masserizzi

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