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La civiltà svizzera si misura con i defibrillatori

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1 dicembre 2009

Gentilissimo Direttore
ogni anno nel nostro Paese muoiono 60.000 persone in conseguenza di un arresto cardiaco improvviso. Molte di solo sono giovani e non hanno mai manifestato sintomi della malattia in precedenza. L’impossibilità di diagnosticare la patologia fa si che l’unica possibilità di sopravvivenza per le persone colpite sia il rapido intervento (entro cinque minuti) di personale dotato di defibrillatore semi-automatico, in grado di erogare una scossa capace di ripristinare la normale funzionalità cardiaca. Purtroppo i convenzionali mezzi di soccorso difficilmente riescono ad intervenire in quel breve lasso di
tempo ed è per questo che diventa fondamentale la capillare distribuzione di defibrillatori sul territorio ed  il coinvolgimento dell’intera comunità per sconfiggere la micidiale patologia, non a caso definita il “cecchino invisibile”.
La Svizzera, più precisamente il Canton Ticino, ha capito da tempo quale sia la strada da percorre e nel giro di pochi anni, grazie alla distribuzione di 600 defibrillatori e alla formazione di 1.400 soccorritori laici (guardie di confine, casalinghe, impiegati di banca, netturbini, ecc.) le percentuali di sopravvivenza sono lievitate al 28%, contro il 2% del nostro Paese.
Mentre nel nostro Paese il Parlamento è impegnato da mesi nella discussione sull’utilizzo della pillola abortiva RU486, rimane da anni al palo la legge sulla diffusione dei defibrillatori che, se approvata, consentirebbe di salvare migliaia di vite.
Proprio la Svizzera è salita negli ultimi giorni agli onori della cronaca per via del risultato del referendum popolare relativo alla costruzione di nuovi minareti ed è stata per questo additata dal ministro Castelli come "esempio di civiltà". Chissà se il signor Ministro è a conoscenza dell’efficace progetto di defibrillazione che ha consentito ai nostri "civilissimi" vicini di elevare le percentuali di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco. Chissà se il signor Ministro sa di quel giovane varesino di 35 anni che nel gennaio scorso, colpito da un arresto cardiaco improvviso mentre si trovava in territorio svizzero, è stato defibrillato dal bidello di una scuola ed ha potuto fere ritorno, dopo un necessario ricovero ospedaliero, nella sua casa di Varese.
Se lo sapesse, forse, avrebbe un ulteriore motivo per citare la straordinaria civiltà di quel popolo.

Mirco Jurinovich - Comitato “sessantamilavitedasalvare” (Facebook)

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