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La Confesercenti critica il governo ma che cosa propone?

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10 ottobre 2007

Caro direttore,

non se avrà troppo, spero, l´amico Gianni Lucchina se mi chiamo fuori dal coro seguito alla sua relazione all´assemblea di Confesercenti varesina, encomiata per il suo taglio, più che per i contenuti: definita “durissima” da varesenews e, secondo la Prealpina, una scarica “di sassate contro il governo e il centrosinistra”.

Non essendo presente immagino che in questi resoconti ci sia la inevitabile forzatura giornalistica, anche perché conosco Lucchina come persona mite. Ad ogni modo nei virgolettati si trovano affermazioni molto esplicite che meritano una discussione.
Leggo che il Governo di Prodi e Letta, di Bersani e Padoa-Schioppa e anche di Visco (so che per alcuni basta questo nome!) è animato solo da pregiudizi nei confronti dei commercianti e occupato quasi solo ad architettare “angherie” contro il lavoro e l´impresa in quanto tali. Giudizi molto estremi e sbrigativi, che Lucchina espone da tempo.

Vorrei qui avanzare qualche dubbio sulla bontà e sulla utilità di una analisi così unilaterale della realtà del paese Italia e delle politiche messe in campo per rilanciarne l´economia ferma da troppo tempo.
Mi chiedo per esempio se sia sufficiente indicare gli eccessi della spesa pubblica, certo da qualificare e contenere, senza indicare la pari importanza economica dell´equilibrio di bilancio e del rilancio degli investimenti pubblici.

Sul primo aspetto non sono nuove né scarse le critiche al governo per l´eccessiva timidezza riformista. Sul secondo sono invece rari gli apprezzamenti per aver ricostruito l´avanzo primario e ridotto di oltre un punto il rapporto deficit/PIL.

Una persona con la preparazione di Lucchina non può ignorare che l´azione di risanamento di bilancio e riduzione del deficit non è certo un semplice compitino di ragioneria, né un obbiettivo economico neutrale. E´ invece un´azione fondamentale per la crescita dell´economia e anche per la giustizia sociale. Infatti contenere e ridurre l´indebitamento dello Stato significa togliere dalle spalle dei contribuenti il peso degli interessi sul deficit, liberare risorse per riqualificare il sistema paese e, non ultimo, diminuire l´iniquo trasferimento di ricchezza tra chi paga le tasse e chi se ne intasca una parte sotto forma di interesse sui titoli di Stato che detiene. Le due partite non sono distribuite né equamente né proporzionalmente tra gli italiani.

Mi chiedo ancora perché, accanto alla protesta per l´azione del fisco espressa con i toni e la forza che sappiamo, non si levi un chiaro monito contro gli evasori che sono la causa prima dell´elevato peso del fisco sui contribuenti onesti e, indirettamente, dell´inasprirsi dei metodi di contrasto che le imprese in regola vivono giustamente con fastidio. Conosco l´obiezione che sostiene l´inverso, cioè che sia il fisco iniquo a giustificare l´evasione, oppure che questa si anniderebbe sostanzialmente solo nelle grandi imprese. Ci sarebbe da discutere, però almeno due fatti mettono in dubbio la rappresentazione del governo e del centrosinistra come `ideologicamente deviati´ contro il mondo della PMI: i dati della lotta concreta contro i maxi-evasori e le misura di semplificazione e riduzione dei carichi burocratici e fiscali destinata proprio alle piccole imprese autonome in corso di adozione.

Queste osservazioni mi portano a riprendere il giudizio del giornalista Casarin, sulla relazione di Lucchina che, “abbandonando la tradizione politica che aveva fatto nascere l´Associazione, solo ora persegue davvero gli interessi della categoria”. Così Confesercenti avrebbe raggiunto la maturità diventando finalmente a-politica.
Non so se possa definirsi a-politica una posizione che quasi tutti i resoconti di stampa hanno definito come durissima col centro sinistra ma silente verso l´altra parte dello schieramento politico che pure per cinque anni ha governato il paese, non ha ridotto le tasse, ha aumentato la spesa pubblica e non ha concretizzato alcun risultato sul piano delle infrastrutture, da Malpensa alla Pedemontana, alla TAV, per dire solo le cose più importanti.

La domanda vera è piuttosto un´altra, dopo la pur giustifica lamentazione, quale contributo propositivo le imprese e le loro associazioni sono in grado di avanzare per aiutare questo paese a crescere e a `stare insieme´, dai giovani ai pensionati, dal nord al sud, sulla strada dell´innovazione, piuttosto che perdersi, come rischia, nel particolare di tante rivendicazioni corporative?

Grazie per l´attenzione e buon lavoro

Roberto Caielli - Consigliere Provinciale dell´Ulivo

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