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La crisi nutrizionale dell’Africa Orientale

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1 agosto 2011

Egregia redazione,
 
Rieccomi qui a raccontare un poco di mondo visto e vissuto in maniera particolare, da varesotto che gira il mondo dal 1999.
 
Ho potuto raccontare Haiti e Sud Sudan, non ho raccontato Libia e Tunisia, nonostante me ne sia occupato, perche’ sono maggiormente a mio agio nelle emergenze per motivi naturali che quelle indotte dall’uomo.
 
La precipitazioni mancate per molte stagioni, alternate a stagioni piovose molto scarse e imprevedibili hanno portato alla situazione odierna, al colpo da knock-out.
 
Da qualche giorno infatti seguo in prima persona la crisi dell’Africa Orientale. Africa orientale che sta affrontando la peggiore crisi alimentare del 21 ° secolo.
 
Attraversa l’Etiopia, Somalia e Kenya, oltre 12 milioni di persone hanno un disperato bisogno di cibo, acqua pulita e servizi igienici di base.
 
I campi profughi in Kenya ed Etiopia, Dadaab e Dollo Ado ricevono circa 3,500 nuovi arrivi al giorno!
 
La perdita di vite umane su vasta scala è un rischio molto reale, e la crisi è destinata a peggiorare nei prossimi mesi, in particolare per le comunità di pastori.
 
Persone che sono stremate nei loro villaggi e che non riescono a raggiungere campi rifugiati o punti di presenza dell’aiuto umanitario, perche cosi deboli da non poter percorrere da soli quelle decine di chilometri che li separano, in questa stagione poco umida, dalla speranza, sono le prime e prossime vittime.
 
La crisi económica non ha certo favorito l’intervento, infatti la comunita internazionale di donatori per poter aiutare gli operatori umanitari e le agenzie dovrebbe raggiungere la cifra di 1 miliardo di dollari, ad oggi siamo a uno scarso 20%.
La siccità ha indubbiamente portato alla vasta scala del disastro, ma questa crisi è causata dalle politiche dell’uomo quanto dai non piu validi modelli meteorologici.
 
L’inquinamento globale, il surriscaldamento del pianeta terra ma sicuramente anche l’emarginazione, sociale ed económica. Non è un caso che le zone più colpite sono quelle che soffrono di povertà radicata a causa di emarginazione e la mancanza di investimenti.
 
La BBC metteva in guardia sulla crisi alimentare nel corno d’Africa nel dicembre 2011. Oggi dobbiamo chiederci se forse non e’ tutto il sistema agricolo e alimentare che sta andando a catafascio: l’elevato numero di abitanti del pianeta richiede maggiore cibo e acqua, per la trasformazione del cibo e l’agricoltura altra acqua, l’agricoltura richiede spazio e per soddisfare un numero maggiore di “clienti” richiede maggiore spazio, ma anche l’essere umano richiede spazio. La soluzione di sovrapopolare i grandi centri urbani porta ad una poverta’ strutturale di complessa origine e difficile comprensione, e oggi a nessuna soluzione concreta.
 
Politica e natura sembra che si siano combattute ed alleate contemporáneamente per portare una sfida al mondo e anche all’intervento umanitario.
 
Crisi económica, polítiche agricole, boom demográfico, riscaldamento del pianeta come causa ed effetto, l’impegno e l’ingegno dell’uomo come armi per fermare questo ciclo.
 
Nel nostro lavoro si deve progettare su possibili scenari. Ne vorrei uno che portasse allo sviluppo dopo la risposta all’emergenza peggiore degli ultimi 60 anni. Me ne viene in mente uno, quello piu classico e sfruttato: programmi globali di sviluppo, supportando i piccolo agricoltori con utensili e sementi, impiegando fertilizzanti il piu possibile naturali, fornendo i mezzi del recupero delle biodiversita, che potrebbe rilanciare la produttitiva locale, allo stesso tempo politiche di supporto contro il cambiamento político nei paesi a maggiore sviluppo industriale. Perche non funciona ancora?
Dr. Giovanni Visconti

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