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La diga sull’Olona e la decenza

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19 aprile 2007

Egregio Direttore,
Trovo in “prima pagina” un nuovo ed interessante articolo corredato da foto sull’apertura dei lavori per la diga (o invaso) sull’Olona a Gurone. Tralasciando le banalissime possibili considerazioni sugli impatti della diga sull’ambiente, sulle opere esistenti che ne risultano sommerse (la ferrovia della Valmorea, ad esempio) e sulla vita degli abitanti della zona che si ritrovano “isolani” senza averlo chiesto, vado poi a leggere le varie dichiarazioni rilasciate dai presenti. Mi ha assai colpito, e vorrei soffermarmi su quanto dichiarato dal rappresentante delle Associazioni degli Industriali della Provincia; cito dal testo: “Un’opera attesa, alla luce dei danni che le esondazioni dell’Olona hanno prodotto negli anni passati”. Continuando a leggere le dichiarazioni, apprendo che l’UNIVA ha quantificato i danni subiti dai propri affiliati in 500 milioni di Euro, e che sono 23 i milioni necessari per la costruzione dell’opera.
Leggo anche, e qui, mi consenta, non riesco proprio a trattenere un amarissimo sogghigno, che “se la vasca di laminazione delle piene si fosse costruita venticinque anni fa, la collettivita’ avrebbe risparmiato”… un’analisi aritmetica elementare ed ineccepibile ma , mi permetta, quasi “comica” nelle circostanze del caso !
Mi spiego (con la speranza che anche questo mio modesto contributo non finisca nel cestino come accaduto al precedente che mi ero permesso di inviarLe sullo stesso argomento):
e’ notorio, e sancito dalla legge e dal buonsenso, che in Italia, e quindi anche nella valle dell’Olona, le fabbriche dovrebbero essere costruite in aree dove non sussistano elementi di oggettiva pericolosita’ (esempio tipico : l’alveo dei fiumi); e’ altrettanto notorio che le attivita’ produttive in genere non dovrebbero scaricare i propri residui industriali inquinanti nei fiumi medesimi.
Mi scusi, ma a questo punto il mio acuto senso di giustizia mi impone di porre a chi di dovere (leggasi UNIVA e Provincia di Varese) i presenti quesiti :

– a quale livello i due aspetti di cui sopra sono stati e sono tuttora rispettati?
– e se come si desume inquivocabilmente da una breve visita lungo le sponde dell’Olona, ce ne si fosse fatto un baffo, risparmiando sulla pelle del povero fiume (lasciando stare la pelle del prossimo, ovvero gli abitanti dei comuni della Valle …), quanto sono costate e costano alla collettivita’ le “sviste” delle industrie (e delle Autorita’ competenti alle verifiche del caso) ??

A mio avviso, credo che si dovrebbe rimanere perlomeno nel territorio della “decenza”, ovvero, evitare di prendere in giro chi ha assistito impotente per decenni allo scempio perpetrato (e continuante). L’UNIVA si dovrebbe godere in pace ed in silenzio la “sua” (da titolo di Vs. articolo precedente) futura diga, pagata dalla “collettivita’” dei cui interessi (leggasi : salute, diritti, etc..) si e’ sempre disinteressata. Collettivita’ medesima che in questo modo, mi consenta la caduta di stile , ne risulta irremediabilmente “cornuta e mazziata”.
Ai politici presenti alla cerimonia, anche se son rimasto altrettanto colpito dallo stile e dalla ampiezza di vedute e lungimiranza dimostara (ironico), preferisco non dire niente. Credo siano gia’ troppo stressati per effetto delle difficili ed imminenti scadenze elettorali!
Franco Rimoldi

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Il nostro giornale non cestina mai le lettere e i maestri di giornalismo poi ce li scegliamo da soli.
Quanto al merito della sua lettera la invito a contattare Vito Tioli e a farsi raccontare alcune cose che lei afferma davvero con una leggerezza sconcertante. Che in passato la tutela dell’ambiente non sia stata una delle priorità credo sia sotto gli occhi di tutti. Che le cose oggi siano molto diverse credo sia altrettanto evidente.
Se così non fosse invece di fare semplci considerazioni, lei farebbe bene a denunciare eventuali illeciti.
Quanto alla localizzazione delle aziende, forse farebbe bene a tutti conoscere meglio le esigenze tecniche, ma soprattutto riflettere sulle ragioni dello sviluppo e del benessere di questo territorio. Altrimenti discutere intorno agli interessi della collettività resta solo un esercizio linguistico.
Saluti
Marco Giovannelli

Franco Rimoldi

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