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La disaffezione degli infermieri

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11 aprile 2009

Egregio Direttore,

ho letto con interesse la lettera dell’infermiere dell’ospedale di Circolo e desidero inviarLe un mio commento. La lettera parla di "allineati" e " non allineati " e della mancata affezione del personale all’ospedale. Io sono ormai molti anni che svolgo la mia professione all’interno del nosocomio e ho visto le varie trasformazioni che ha subito. In primo luogo vorrei chiedere all’infermiere cosa intende per "allineati", una chiarezza in tal senso sarebbe opportuna , forse si capirebbe un pò di più il senso della lettera, oltretutto anonima. Anni fa quando ho cominciato la mia carriera ospedaliera l’ambiente era molto famigliare, il rapporto con i colleghi era molto bello. Ci si trovava sia al lavoro e anche fuori dal lavoro, si passavano insieme le poche giornate di riposo per divertirsi, parlare, discutere. Oggi questo si è molto affievolito, la grande famiglia di prima manca, è poca. Malgrado il grande numero di operatori ci si conosceva tutti. Oggi entri in un reparto e scopri persone nuove, mai conosciute, mai viste. Ma il mio rammarico più grande e che non esiste più il rispetto per gli operatori più anziani, nel passato era quasi un obbligo. Oggi le nuove generazioni, pur avendo molta più professionalità, una scuola più formativa rispetto alla precedente, si credono, a volte, di essere i migliori sul campo surclassando l’esperienza dei più vecchi del mestiere. Attualmente, per fare il dirigente, occorre frequentare dei corsi specifici, superare degli esami, i così detti "master". Mi domando se invece l’esperienza e la conoscenza lavorativa siano peggio di un corso formativo. Adesso basta avere un piccolo potere e le nuove generazioni credono di essere chissà chi, non tutti per fortuna. Negli anni passati il paziente  era una persona oggi il più delle volte è un numero, un utente, come se fosse un cliente. Girando tra i reparti si sentiva " Hai dato le pastiglie al Sig Pinco Pallo?" oggi si sente dire sempre più spesso " Hai dato al numero 9…………….? " E’ cambiato anche il rapporto tra operatori e ammalati. I pazienti avevano più rispetto verso infermieri, tecnici, medici, ammiravano con entusiasmo il lavoro. Oggi il cittadino, avendo più conoscenze, più informazione, pretende, obbliga, denuncia con estrema facilità. Concludendo i miei desideri sono che l’ospedale resti un punto di eccellenza, indipendentemente da chi resta e da chi se ne va, una struttura dove si possa trovare le migliori qualità offerte. Se qualcuno lascia il proprio posto di lavoro per altri lidi avrà le sue bune ragioni, chi resta deve comunque garantire un assistenza qualificata sotto tutti i punti di vista. Ma il mio desiderio più grande e che possa trovare ogni giorno lavorativo un ambiente sereno, tranquillo, un ambiente dove posso lavorare con entusiasmo, gratificazione sotto ogni forma, un ambiente dove mi faccia venire la voglia di andare a lavorare quando esco da casa. Contrariamente lavorerei non sereno, non tranquillo, di mala voglia e anche male con conseguenze sopratutto per i pazienti. Ringraziandola per l’ospitalità concessami approfitto per augurare a Lei e a tutti i Suoi collaboratori una Buona Pasqua rivolgendo, senza meno, un pensiero ai terremotati dell’Abruzzo.

Distinti Saluti

Marcello Chiriacò

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