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La fanciulla di Luino

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3 giugno 2011

Caro direttore
Desidero ringraziare tutti coloro che hanno dato l’estremo saluto a Santa, la mia fanciulla di Luino, che se n’è andata lunedì 23 maggio, graziata da una dolce morte che le ha risparmiato altre sofferenze.
Ringrazio il mio Signore di tanta misericordia, ma oso pregare che la Sua misericordia divenga retaggio democraticamente universale e risparmi lo strazio di dolore che affligge molti, senza speranza.
Ci eravamo conosciuti a 17 anni e, dopo 63 anni la mia fanciulla mi ha lasciato senza che potessimo dirci una ultima parola di commiato.
Mi pare ora che avessi parole determinanti e indispensabili che non le avevo detto mai e che mai più potrò dirle.
Tra le sue carte più segrete la mia fanciulla conservava uno scritto che le avevo dedicato molti anni fa:
“Laghi profondi, cieli sconfinati i tuoi occhi, fanciulla sempre amata”.
Tra noi due, nei “tempi di gioia e tempi di bufera della nostra primavera”, la “fanciulla gentile, ansiosa di essere amata” era la parte migliore.
La fanciulla di Luino era una donna di sentimenti democratici, era iscritta al Partito Democratico – che ringrazio per la solidarietà – e mi rimproverava di non essere, a suo dire, “caldo” come ella avrebbe desiderato. Ma nell’ultima campagna approvò che io andassi con il giovane Federico ad attaccare i manifesti (e questo fu oggettivamente il massimo contributo che io abbia dato) e non mi rimproverò per qualche schizzo di colla sui pantaloni “buoni”.
Avrebbe gioito della vittoria: non ne ha avuto il tempo!
Spirò tra le mie braccia, chiamato a lei dal suo ultimo grido.
Nei tristi adempimenti dopo la morte, ho provato la macabra esperienza della speculazione sui defunti, spudoratamente messa in atto nello spazio pubblico della struttura ospedaliera.
Qualcuno aveva con solerzia avvertito qualcun’altro che c’era un cadavere da sistemare e sulla porta della camera ardente sono stato tempestivamente interpellato.
In quel momento difficile ho rischiato di essere sopraffatto dall’indignazione, ma da uno scatto di collera mi salvò l’arrivo dell’amico Luigi Causarano, che il fraterno compagno Filippo aveva, per mia richiesta, avvertito.
Credo che il nuovo corso dell’amministrazione dovrà risolvere anche questo cancro della speculazione sulla morte, mettendo invece a disposizione una esauriente informazione che guidi e consoli il dolore, l’angoscia, lo smarrimento dei parenti.
Desidero ringraziare l’amico Luigi anche per avermi indirizzato al Patronato per l’espletamento delle pratiche pensionistiche: perché la fanciulla di Luino – che mi ha lasciato l’archivio familiare in un ordine esemplare – mi aveva sempre risparmiato le incombenze burocratiche, a me indigeste.
A futura memoria, quando verrà il mio tempo di “sciogliere le vele”, chiedo ai compagni di salutarmi con una bandiera rossa e garibaldina.
Al mio Signore, Dio degli Eserciti, chiedo di conservarmi coerente con gli ideali della mia vita: “Judica me, Deus, et discerne causam meam de gente non sancta”.

Grazie!

Ulderico Monti

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