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“La ferrovia internazionale non s’ha da … finire”

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18 maggio 2013

Caro direttore,

il video di un esperto addetto ai lavori l’altro giorno dimostrava l’aperta positività di poter ultimare i lavori della ferrovia internazionale Varese-Mendrisio per tempo e quindi di essere dalla nostra parte, nel senso di applicare la logica non abbandonandosi in annunci shockanti che sono inammissibili, o sciocchi, a questo punto di avanzamento, mantenendo la calma coinvolgendo tutti quanti in partecipazioni costruttive basandosi su concrete possibilità esistenti per riparare il danno fatto e in atto, come ribadito in una mia ultima in merito alle ferite aperte sul territorio che andrebbero urgentemente suturate. Ma mentre i rappresentanti politici intervengono con tanto di bocche larghe, fra sorrisi e belle parole, in sede di prima pietra, così altrettanto sembrano assenti in caso di preannunciate pose di pietre tombali, in un contesto di crisi ai vari livelli senza precedenti che così continuando raggiungerà margini inconcepibili, o inimmaginabili, non permettendo un certo equilibrio con fiducia nelle istituzioni a garanzia di quel minimo di pace che normalmente dovrebbe caratterizzare civilmente i rapporti sociali del mondo.

Quando ci fu una riunione pubblica di presentazione dell’opera ravvisai una certa fretta di concludere il dibattito e in seguito affiorarono varie problematiche, sia per le fognature che le ventilate ipotesi di passaggio di merci, nonché per le forniture di altri viveri, o liquidi, ma mai si pensava che da una presenza di As, presto ridimensionata e rassicurata che fino a prova contraria non sarebbe smentita, potesse scaturire questo putiferio irrazionale e credo che a giorni ci debba essere anche un’interrogazione parlamentare, altrimenti è come essere su una barca con falle da colabrodo, senza provvedimenti non avendo più scampo anche rispetto al fallimento di ogni aspettativa residua che in previsione di Expo 2015 sarebbe proprio un bel colpo emblematico, o bella ulteriore propaganda, per come funzionano le cose in questo paese, per diversi aspetti malato o mantenuto agonizzante per troppo tempo e ormai morente.

Grazie per l’opportunità e arrivederci a presto, nonostante tutto sperando in buone nuove che però peggio di così non si può, cordialmente auspicando in una ripresa delle redini domando il “cavallo impazzito”, o imbizzarrito, fermando la corsa allo sfacelo e ripristinando l’inaccettabile scempio.  

Valter Abele Zaccuri

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