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La filosoFiat di Gelosia

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24 agosto 2011

Egregio direttore,

consentimi di fare alcune precisazioni sulla lettera (cfr. n. 270) in cui Alberto Gelosia, con una disinvoltura che rasenta l’incoscienza, presume di dimostrare che Marchionne è l’incarnazione (capitalistica) della ‘libertà di scelta’.

a) Marchionne non è stato affatto libero di scegliere dove effettuare gli investimenti della Fiat, poiché alla base delle scelte di investimento di una grande impresa (in questo caso la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese e il potenziamento di quello di Pomigliano d’Arco) agiscono in modo ferreamente condizionante analisi di mercato, calcoli di redditività e strategie aziendali, che fanno sì che tali scelte siano altrettanto libere quanto può esserlo, che so?, un rettile di non iniettare il veleno nel momento in cui morde la sua preda o un ubriaco di guidare la sua automobile senza sfasciarla contro un muro o senza investire un malcapitato;

b) ci vuole una bella dose di faccia tosta per sostenere che la libertà di scelta si garantisce con un quesito binario, in cui i lavoratori sono stati costretti a ‘scegliere’ fra l’accettazione delle condizioni giugulatorie imposte dal ‘duce’ Marchionne, lesive della Costituzione, dello Statuto dei diritti dei lavoratori e dello stesso Contratto nazionale di lavoro, e la semplice perdita del posto di lavoro (nel linguaggio padronale di Gelosia, “lavorare oppure seguire la CGIL e ritrovarsi tutti al mare”);

c) il progetto della Fiat, del padronato e del governo Berlusconi, sostenuto anche da qualche lacchè sindacale, è proprio quello di ridurre i lavoratori salariati a “servi”, cancellando garanzie costituzionali assieme a diritti e libertà sindacali, ragione per cui l’uso del termine “servi”, che io ho impiegato nel senso hegeliano della dialettica ‘servo-signore’, lungi dall’essere denigratorio, assume un preciso valore descrittivo e interpretativo non solo rispetto alla specifica relazione fra capitale e lavoro salariato, ma, più in generale, rispetto alla questione della libertà, oggetto della nostra discussione;

d) capisco che, nell’ottica filistea di Gelosia e per la sua ristretta ‘forma mentis’ positivistica, la dialettica sia soltanto una tecnica per gabbare il prossimo, nel migliore dei casi un espediente avvocatesco, ma per un materialista storico e, per l’appunto, dialettico, quale è lo scrivente, essa è, in primo luogo, un principio della realtà scoperto da Eraclito duemilacinquecento anni fa e ripreso, nell’età moderna, sia da Hegel, che ne ha studiato ed esposto le leggi in modo sistematico, sia da Marx, che lo ha sviluppato in senso materialistico.

Eros Barone

Eros Barone

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