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La fine di un partito è un dramma per chi ha creduto

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22 aprile 2007

Egr. Direttore,
ho letto la commovente lettera di Paolo Dantani nei momento del suo addio al partito dei Ds. Ebbene, pur essendo distinto e distante dalle sue posizioni politiche, vorrei per un momento condividere e capire con lui l’emozione che ha vissuto.
Lasciare dopo 25 anni un partito che ha fatto la storia del Paese e che ha avuto il coraggio di liquidare nel 1989 con il cambiamento del nome – da Pci a Pds – un’epoca sanguinaria che ha devastato i popoli dell’Est, beh giù il cappello al signor Dantani. Uomini e donne come lui mancano in questo Paese drammaticamente votato al relativismo, allo schierarsi contro e non per. Capisco il suo dramma umano e politico, mi auguro che nella nuova esperienza che sta iniziando con la Sinistra Europea si ricordi gli errori del Muro e quelli del consociativismo Berlingueriano riprodottisi con l’incontro Fassino-Rutelli-Marini nel Partito Democratico.
Con gente come lei è bello parlare di politica, confrontarsi a viso aperto e non attovagliati davanti a un branzino alla Schiranna. Meglio le salamelle e le oliose patate fritte delle Feste di partito.
Buon lavoro caro Dantani, a lei e al suo compagno di viaggio Gianni Basso.

CARLO FASSUNI
Legnano

Carlo Fassuni

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