Ricerca

» Invia una lettera

La grande lezione del piccolo Charlie

1 di 1

La grande lezione del piccolo Charlie
La grande lezione del piccolo Charlie
1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle
Caricando...Caricando...

9 luglio 2017

Egregio direttore

Sabato primo luglio ho partecipato nel Cimitero di Gallarate al seppellimento dei bambini abortiti nell’Ospedale di quella città. Mi è venuto spontaneo pensare a quanti piccoli Charlie Gard sono stati seppelliti quel giorno, dopo essere stati uccisi con l’aborto tra l’indifferenza dei Mass Media. Ma, soprattutto, ho riflettuto sulle tante persone anestetizzate dal fatto che l’aborto sia ormai ritenuto un diritto dei genitori, non un delitto, come invece era considerato prima della Famigerata e iniqua legge 194, che ci sta rendendo complici di oltre 500 bambini uccisi nel grembo materno ogni giorno.

E’ stato emozionante in questi giorni seguire la storia di Charlie Gard, che nonostante così piccolo e malato, è riuscito a smuovere il mondo intero.

Dobbiamo però renderci conto di quello che il piccolo Charlie da un letto di Ospedale ci vuole dire e cioè:

Che i bambini non si toccano, anzi di più, giù le mani dalla vita umana, in tutti i momenti, dal concepimento alla morte naturale, perché ogni vita umana è Sacra, Intangibile, Inviolabile e Non Negoziabile.
Che chi non si prodiga ad impedire un’ingiustizia, ne è complice.
Che non devono essere i giudici o le leggi a stabilire la verità delle cose, che nessun giudice e nessuna legge umana può arrogarsi la pretesa di decidere se una vita sia degna o meno di essere vissuta.
Che senza rispetto per l’uomo non si costruisce una civiltà: senza rispetto per il più debole e indifeso non c’è pace.
Che il diritto alla vita dipende dall’essere vivo e creato ad immagine di Dio, non dall’essere gradito o ritenuto normale.
Che è ora di smettere di far credere alla gente che sui temi della Vita debba esserci opposizione fra laici e cattolici: non è necessario essere credenti per difendere la vita, basta essere uomini, perché la stessa ragione dice che non si può uccidere.
Che l’accoglienza per non essere ipocrita deve avvenire già nel grembo materno, perché anche se un bambino è piccolo e non lo si vede, va ugualmente tutelato.
Che siamo stati generati nell’amore e nella libertà, che non possiamo negare a chi, dopo di noi è chiamato a venire alla vita.
Che dobbiamo restare umani, perché come dice Benedetto XVI: “Lo sguardo che porto sull’altro decide della nostra umanità”.

Questo è infine l’insegnamento che ci sta lasciando il piccolo Charlie: sta scuotendo fin dalle più profonde fondamenta quanti si impegnano senza compromessi in difesa della Vita, affinché si prodighino sempre più nella propria missione, mentre si appella alla ragione di quanti la distruggono perchè desistano da questa follia, che conduce al dissolvimento della nostra civiltà.

Giorgio Celsi

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. mauro_sabbadini
    Scritto da mauro_sabbadini

    Il piccolo Charlie Gard, purtroppo, non ci può insegnare nulla. Perché quel dio che qui viene evocato, se esistesse davvero, sarebbe stato veramente crudele con lui, riducendolo a non poter vivere senza l’ausilio di macchine create dall’uomo. Quanto poi a chi celebra i funerali dei feti abortiti, forse sarebbe opportuno ripassare le parabole sui sepolcri imbiancati.