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La Lega attaccando l’Arcivescovo di Milano non difende Gesù,

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8 dicembre 2009

Caro direttore,

La vignetta di Morgione che avete pubblicato è divertente, ma ingannevole. Le Lega attaccando l’Arcivescovo di Milano non difende Gesù, né “il figlio dell’uomo”, né il figlio di Dio e il suo verbo (i Vangeli). La Lega usa un simbolo, la croce, in quanto funzionale al proprio discorso ideologico: «È evidente che il divieto dei minareti in Svizzera e l’opposizione alla proliferazione delle moschee a Milano non è una forma di coercizione ma solo la limitazione di aspetti architettonici simbolici e dunque carichi di significati ostili alla nostra cultura».(cfr. La Padania)
Un discorso questo che nelle migliori intenzioni ricorda i movimenti tradizionalisti e (quasi) certi accenti no-global: preservare le diversità. Ma nella versione politicamente vincente e operativa (White Christmas, islamofobia, caccia al clandestino e cacciata dei Rom) ha l’aspro e amaro sapore dell’egoismo, della chiusura, della xenofobia e della discriminazione.
Per quanto si voglia minimizzare, non è di tutti i giorni che un Ministro attacchi con tanta virulenza il capo della più grande diocesi della Chiesa italiana.
E’ evidente non lo fa per caso, né per ‘aprire un dibattito’.
Ai semplici, ai poveri di spirito, a noi gente comune, resta cercare il perché.
Il motivo che spinge i vari Calderoli&Borghezio, non lo troveremo nel cielo nobile della teologia, ma nella bassa cucina del potere, quello che il Ministro rischia di perdere se la gente scopre che il ‘re è nudo’, che tanta propaganda e tanti simboli, più pagani che cristiani, non rappresentano niente di nuovo e di utile, nascondono solo i soliti vecchi interessi.
Concludo con un ricordo poco rassicurante: cento anni fa, alla fine della Bell’epoque, fu il patriottismo nazionalista a diventare ‘l’ultimo rifugio della canaglie’: ne venne la Prima Guerra mondiale.
Oggi tocca al patriottismo religioso… che Jhavè, Dio, Allah ce la mandino buona.
Saluti cordiali

Ismaele

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