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La Lega e l’Italia

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22 novembre 2008

Caro Direttore

nel leggere le lettere a Lei rivolte in questa rubrica ci si imbatte spesso nella corrispondenza del sig. Galtieri; dagli scritti di questo Signore si evince chiaramente l’attaccamento alla Patria ed alla bandiera Tricolore così come il disprezzo per gli “aderenti a tutte le leghe”.

Dato che io sono un militante della lega nord, convinto che dal federalismo (alla svizzera, o alla tedesca, all’americana, all’australiana – o in un modo ibrido che scelga il meglio dagli altri sistemi -) ne arriverebbero vantaggi per tutte le parti d’Italia compresa la Calabria, mi sento offeso dal Suo disprezzo.

Il rispetto per le formalità e l’amore per la Patria non dovrebbero impedirLe di vedere, sig. Galtieri, che viviamo in una Nazione mal governata che, per esempio, costringe molti dei suoi Figli migliori ad emigrare dalle Regioni del Sud, come la Calabria appunto, per cercare lavoro altrove. Io ho amici calabresi che sono imprenditori, dirigenti, artigiani ed operai, che lavorano con successo ed onestà qui da noi, che probabilmente sarebbero rimasti al loro Paese se non ci fosse la criminalità diffusa che strozza lo sviluppo al Sud: non sarebbe meglio che dirigesse i Suoi strali ed il Suo livore verso la criminalità e la classe dirigente che abbiamo avuto dall’unità in poi che non è riuscita a vincerla? (E guardi che molti di questi si fasciano col Tricolore e sono Patrioti – tra l’altro c’è stata una lettera in questa rubrica che citava la frase detta da Kirk Douglas in un famoso film sulla Prima guerra mondiale a proposito dei sedicenti Patrioti alla quale pensavo Lei rispondesse).

Non sarebbe meglio essere orgogliosi della propria Patria e della propria Bandiera, citata a simbolo nel mondo per essere prima nelle graduatorie che misurano la qualità della vita dei cittadini, l’efficienza e l’onestà delle istituzioni, la ridotta criminalità e l’assenza di criminalità organizzata?

Un’altra cosa che volevo farLe notare è che quando cita i confini d’Italia non precisa bene quello a sud-ovest: Nizza (ceduta dai Savoia alla Francia assieme alla Savoia), la Corsica (venduta, se ricordo bene, alla Corona di Francia dai Genovesi), a nord: che dovrebbe arrivare al San Gottardo (comprendere, cioè, il Canton Ticino a suo tempo assegnato ai Confederati). In nessuno di questi territori, però, la popolazione è mai stata ansiosa di ricongiungersi all’Italia.

I Nizzardi si sentono più francesi dei francesi; i Ticinesi (che Lei dovrebbe conoscere bene avendo lavorato a Ponte Chiasso e vissuto a Varese), pur non essendo in generale tenuti in grande considerazione dai “zuchitt” di Zurigo e Berna, sono molto orgogliosi di essere Svizzeri.

Questo per farLe notare che far parte della nostra Patria non deve essere così attraente per chi può farne a meno.

Detto ciò concordo con Lei che facciamo parte dell’Europa. Non vedo, però, una contraddizione nel tentare di costruire, all’interno dei confini italiani, uno stato federale che sia più adatto alle esigenze particolari delle varie componenti etniche e geografiche della nostra Nazione (dove, insomma, ognuno sia più padrone a casa sua e più vicino a chi esercita il potere e decide l’impiego dei soldi di tutti).

La saluto e spero in una risposta, se ci sarà, non irata e stizzosa (anch’io ho fatto la Scuola di avviamento industriale negli anni cinquanta).

Luciano Lucchina

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