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La Lega e la mancata Rivoluzione Culturale

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7 ottobre 2010

Egregi Signori,
 
    Ho appena letto delle difficoltà che sta incontrando l’Università dell’Insubria nell’avviare i corsi del nuovo anno accademico. Ricordo ancora con quale entusiasmo venne accolta l’istituzione della prima Università (finalmente) Varesina, anche se in coabitazione con Como.
    Ma subito iniziarono le evidenti difficoltà (che pure non si manifestarono immediatamente), anche perché non si fa partire un’Università (specie in un contesto come quello varesino) dove manca un sostanziale riferimento culturale-identificativo, in pratica senza prima aver creato un background possibile in questo caso solo attraverso delle Facoltà Umanistiche.
    Ma, come sostiene da sempre la Lega Nord (e non solo lei), Le Facoltà Umanistiche sono da sempre feudo e roccaforte della Sinistra [in verità esistono al loro interno anche forti componenti Cattoliche e di Centro, quando non addirittura di Destra (chi non ha presente il FUAN?)], per cui bisogna prima assottigliare le fila di quest’ultima, e solo in un secondo momento si possono ricostituire e, eventualmente, rilanciare.
    Ora, è evidente che l’Università Leghista per eccellenza si trova oggi in evidente difficoltà perché va eprdendo i principali punti di riferimento, o – meglio ancora – non li ha mai realmente avuti; l’unico fattore di identificazione culturale è (o – meglio – dovrebbe, in effetti, essere) il Centro Internazionale di Studi sulla Storia Locale, che però non è del tutto riuscito a creare il tanto desiderato background di riferimento (o, almeno, nelle rare volte in cui torno a varese e nelle mie zone di nascita, fatico a trovarne traccia).
    Possiamo dunque tranquillamente affermare che la Lega Nord ha perduta la più importante occasione di creare una vera Rivoluzione Culturale, o – meglio ancora – si è illusa di averla creata, ma come dimostra la stessa esperienza storica (e non solo) del Fascismo (da cui, peraltro, la Lega stessa si distingue abbastanza ampiamente), non si può operare una Rivoluzione Culturale senza approfondire la conoscenza della memoria ancestrale del proprio popolo (o di quello che si ritiene tale), come sto tentando di fare io da quando, ancora bambino, iniziai a frequentare – prima come turista, poi via via come parte integrante di questi luoghi e queste comunità – quelle che oggi sono diventate la mia terra e la mia gente, anche perché sia la mia regione natale e i miei allora conterranei mi hanno respinto, vuoi per un clima che mi ha minato in primis fisicamente, vuoi per l’ipocrisia e la grettezza che ha loro impedito di riconoscermi quei meriti che avrebbero potuto fare di me uno di coloro che questa Rivoluzione Culturale avrebbe realmente potuta compiere.
 
Sentitamente,
dott. Enrico Emilitri

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