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“La Lega è una metastasi”

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4 settembre 2006

Caro direttore,

fu Massimo D’Alema nel decennio scorso a coniare l’erronea definizione della Lega quale “costola della sinistra”, naturalmente in vista di un nuovo sistema delle alleanze tale da esaltare le sue doti di politico astuto, cinico e tattico al contempo.

Quanto sia durata la repentina conversione – collocazione della Lega, che a quel tempo tuonava con Bossi contro il “mafioso” Berlusconi, è ormai materia affidata agli storici, ma come recita il proverbio: “errare è umano, perseverare è diabolico”.

Veniamo, quindi, ai giorni nostri e a due fatti accaduti, incredibilmente, successivamente all’esito del referendum del 25/26 giugno, che ha letteralmente seppellito ogni velleità leghista in materia di rottura dell’unità nazionale del nostro paese, attraverso un secessionismo egoistico – competitivo e soprattutto anti – solidaristico.

Bene, il 27 luglio 2006, un ordine del giorno della regione Lombardia, concernente priorità e richieste della stessa regione al governo nazionale, ideato da Formigoni, è stato votato non solo dal centro-destra ma pure dai DS e dalla Margherita, con l’obiettivo di far rientrare dalla finestra quella devoluzione che il voto popolare aveva palesemente sconfitto.

Per fare ciò si intendono utilizzare i varchi aperti con le modifiche del titolo V della Costituzione votate nel 2001 e nell’ordine del giorno vengono ripresi l’articolo 116 e il 119, con l’intenzione di attribuire da subito competenze, materie e funzioni alla Regione, per poi finanziarle dal territorio attraverso il federalismo fiscale e stravolgendo i principi di solidarietà contenuti nello stesso articolo 119.

Se si considera che la regione Lombardia sta cambiando il modello sanitario pubblico in favore di quello privato, senza alcun confronto reale con le Organizzazioni Sindacali, si comprende come devoluzione e autonomia regionale rimangano scelte profondamente sbagliate e pericolose.

Inoltre, in questi giorni è decollata la promozione del progetto di un Ulivo padano, che francamente lascia interdetto e allibito chi ha a cuore una politica ove i discrimini sono netti e invalicabili, poiché interloquisce senza pudori con le tematiche e le ragioni poco nobili sostenute dalla Lega.

Su queste colonne avevo già evidenziato come l’acritico via libera all’ipotesi del tracciato della Pedemontana, al fine di pensare, solo pensare, di lenire i disagi prodotti dalla congestione del traffico (nella provincia più motorizzata d’Italia, si documentino Marantelli e compagni statisticamente sulla crescita dei mezzi in circolazione dal 1960 ad oggi), sia la testimonianza di una subalternità culturale della sinistra social – liberista.

Con l’Ulivo padano siamo ben oltre questa subalternità, al punto che bisogna prendere atto che la scomposizione del blocco sociale della sinistra della fascia pedemontana ha prodotto un travaso di consensi “proletari” alla Lega e, purtroppo, l’emergere di un pernicioso e ossimorico leghismo “rosso”.

Resto, infatti, dell’avviso che la Lega non è altro che una metastasi prodotta dalla crisi di un capitalismo putrescente, nonché una formazione che oggettivamente si colloca a destra dello schieramento politico, in quanto istigatrice di un odio razziale che la Corte d’Appello di Verona nel 2005 ha giudicato a proposito della legge Bossi – Fini in materia di immigrazione: “persino peggiore delle leggi razziali del 1938”.

Pertanto, una formazione da combattere senza alcun timore sul piano politico, etico e ideale, seppur abbia alle spalle in questi territori un discreto consenso popolare, che però, com’è noto, si dirada più ci si avvicina ai confini del fiume Po.

Infine, essendo la “Padania” un’invenzione socio – linguistica, non si deturpi l’Ulivo sul piano dell’immaginario collettivo con incongrui aggettivi!

Gian Marco Martignoni

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