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La lettera di Enea Bontempi

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8 agosto 2011

Egregio Direttore.
 
Della lettera del Sig. Bontempi,mi sento di condividere praticamente tutto,compresi punti,e virgole. L’analisi è spietatamente razionale. Anche in Aspo Italia si sta dibattendo da tempo su questi argomenti,su quello che potrà essere un futuro che noi definiamo di transizione,o post picco del petrolio (ma non solo). La svendita delle ultime società privatizzabili,o regalabili al privato,non invertirà una tendenza oramai chiara. Tra i tanti misfatti del liberismo ne esiste uno forse sconosciuto ai più,che è consistito nella denigrazione o nella mistificazione di molti studiosi che ci avevano avvertito dei “rumbling",dei brontolii,degli avvertimenti che si stavano preparando. L’Italia ha dimenticato Aurelio Peccei ed Enzo Tiezzi. Nel saggio di Guido Cosenza “La transizione” ci sono molte argomentazioni e rimandi a quanto espone Bontempi. Gli economisti classici hanno snobbato Nicholas Georgescu Roegen e la sua opera. Anche Jeremy Rifkin (di cui personalmente non condivido tutto il pensiero) è stato presto dimenticato. Alla presentazione dell’ultimo libro di Luca Mercalli a Milano,eravamo forse una decina di persone. Vincenzo Balzani nelle pagine iniziali di “Energia per l’astronave terra”,si augura che anche i politici prima o poi facciano conoscenza della Termodinamica,e delle sue leggi. Anche io penso che sarebbe necessario,ma sono meno ottimista di lui. Oggi tutti parlano di crescita,ma senza indicare come ed in che modo questa crescita si potrà ottenere. Forse nel modo già raccontato da Asimov:una società incapace di cambiare modello di sviluppo,e che pur di non rinunciare alle proprie abitudini,mette al mondo figli che saranno destinati ad onorare i debiti accesi dai genitori,i quali spinti dal conformismo vogliono l’ultimo modello di auto o di robot di compagnia. Su questo si basa la contraddizione di tutto il nostro sistema:la crisi della new economy prima,quella dei mutui sub prime poi sono due esempi evidenti. Il declassamento degli Usa,il paradiso del capitalismo anche. Nel frattempo molte città americane si svuotano o diventano “ ghost town”,e a Central Park la gente comincia a raccogliere tutto quello che può essere commestibile. A tutto questo l’economia ortodossa non riuscirà a dare una risposta,e la crescita della complessità del sistema non potrà che portare ad un sistema meno complesso attraverso una transizione non morbida. Quello che già successe con la crisi dell’Impero Romano.
 
Cordiali saluti
Mauro Icardi

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