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La leva, la patria e i Caduti

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1 novembre 2008

Gentile Direttore,

desidero ringraziare il gentile Sig. Silvano Madasi per la sua lettera di ieri, 31 ottobre sotto il titpo “Viva il 4 novembre” (‘tranquillizzandolo’ a mia volta sulla mia ‘tranquillità’ che è ‘costante’), sebbene egli non manifesti (tanto) affetto per la Patria quanto il sottoscritto, come mi dispiace che non provi lo stesso affetto per le nostre Forze Armate (e pensare che nel 1962 ero in Francia, e quando mia madre, su mia precisa richiesta, mi aveva fatto pervenire per Espresso la cartolina precetto, avevo lasciato il Collegio per rientrare in Italia ed essere incorporato (e non certo per smettere di studiare la lingua francese!). A questo proposito è bene tenere presente, per quello che mi riguarda(va) che, all’epoca era ancora in auge il detto: “Chi non è ‘buono’ per il Re non lo è neanche per la Regina!”. Peccato però che nel 2005 la Destra e la Sinistra abbiano fatto a spintoni per ‘sospendere’ (non ‘abolire’, vivaddio) la Leva militare commettendo, a mio avviso, una grossa stupidaggine, giacché i ragazzi hanno bisogno di ideali inerenti all’attaccamento alle istituzioni (con esclusione totale di quelle [ma poi, quali?] fantasticate da Bossi e dai suoi accoliti) e alla Patria, l’Italia, essendo la sua difesa ‘sacro’ dovere del cittadino (e per evitare que qualcuno, o più d’uno dica: “io non c’entro…”, preciso che “è ‘sacro’ dovere” di tutti cittadini, degni di tale nome).

E a proposito di religione, mi ricordo che (come peraltro è a tutti noto) che la prima delle circa sette festività religiose, civili e militari, che è (anzi era) stata ripristinata a furor di popolo (mamme, papà, nonni, ecc.), era stata proprio quella della Befana, mentre per quella del 2 giugno abbiamo dovuto attendere fino al 2001 (Legge 20 novembre 2000, n. 336, pubblicata nella Gaz. Uff. 22.11.2000, n. 273). Riguardo all’eventuale ripristino della ricorrenza del 4 novembre (Anniversario della Vittoria), abolita, assieme ad altre festività religiose a seguito della legge 5 marzo 1977, n. 54 e successive modificazioni, sono certo, purtroppo, che si andrà “ad kalendas graecas” (alle calende greche).

Sempre per quanto attiene alla ‘distinzione’ tra festività religiose e civili, si potrebbe applicare la risposta data da Gesù ai Farisei (i quali, com’è noto, speravano di metterlo contro il governo romano in Palestina): “Reddite quae sunt Caesaris, Caesari et quae sunt Dei, Deo” (Date a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio, così nel Vangelo di Matteo, cap.22 v.21). Nostro Signore, con le sue parole fece ben capire che è doveroso essere soggetti, onestamente, all’autorità, distinguendo però il potere temporale da quello spirituale; cosa che, nel nostro piccolo (parlo per me) forse potremmo, fare anche noi.

Riguardo l’intervento su “VareseNews” del Consigliere comunale di Alleanza Nazionale di Tradate, Danilo D’Arcangelo, che si firma col Grado di “Caporale Maggiore Paracadutista”, devo precisargli che i Paracadutisti non sono un “Corpo”, bensì una “Specialità” dell’Arma di Fanteria, che si compone, apunto, di cinque Specialità, che sono nell’ordine i Granatieri, i Bersaglieri, gli Alpini, i Paracadutisti ed i Lagunari (nel 1990 ho avuto la gioia di vedere mio figlio col basco amaranto il giorno del suo Giuramento, allo Smipar di Pisa). Nel merito condivido quanto ha scritto il Consigliere Danilo D’Arcangelo nella sua lettera sotto il titolo: “Caro Liparoti, siamotutti uniti nel nome della Patria e della Repubblica italiana”.

Tornando al tema, ritengo oltremodo doveroso ricordare e onorare il sacrificio di quegli eroi della Grande Guerra, rinnovando la stima e il rispetto verso coloro che hanno indossato e che indossano l’uniforme: nelle città le FF.AA. e i Corpi Armati dello Stato provvedono all’ordine pubblico; all’estero contribuiscono ad esportare la democrazia e la solidarietà della nostra bella gente (vivaddio non ci sono certo solo ‘seguaci delle varie leghe’ in Italia, che ‘pensano’ al loro ‘orticello; e non aggiungo altro per carità di Patria, appunto!). Le tanto sofferte vittorie di ieri conseguite dai nostri militari quindi non sono meno importanti dell’impegno di oggi; sono sempre loro, uomini e donne impegnati a difendere i nostri valori, i nostri confini (esterni e, se necessario, anche interni), la nostra cultura, in un occidente fortunatamente sempre più unito e rispettoso delle libertà individuali.

Celebriamo quindi, commemorando con rispetto e dolore quanti soffrirono, militari e civili, durante i lunghi anni del conflitto. La gratitudine della Patria (che siamo tutti noi), vada verso coloro che con la loro vita, i loro sacrifici, le loro sofferenze, lottarono per creare una Italia unita, libera e democratica” (“in saecula saeculorum, amen”).

Con molti ringraziamenti e altrettanti cordiali saluti, a Lei, al Sig. Madasi e a tutti coloro che mi onorano della loro attenzione,

Fortunato Galtieri

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