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La magistratura e la fiducia nel sistema

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30 gennaio 2010

Caro direttore,
lasciamo perdere per un attimo Berlusconi ( so che è difficile, ma necessario) e ragioniamo di quel che sta accadendo fra poteri dello Stato.
Mi riferisco alle proteste dei magistrati, al dissenso espresso in modo discutibile come abbandonare le aule durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Non credo che sia opportuno schierarsi con gli uni piuttosto che gli altri, la partecipazione alla vita democratica non può ridursi continuamente a uno scontro fra tifoserie contrapposte; è evidente che qualcosa nel nostro paese non funziona e la colpa non può essere esclusivamente di uno solo.
Ricordo che nel 1992 quando Ayala fu eletto deputato, alla domanda di un giornalista sul motivo dell’abbandono della toga, l’ex-magistrato rispose con disarmante sincerità " non tutti sono degli eroi come Falcone e Borsellino".
In Italia dunque per fare i magistrati bisogna avere la vocazione eroica perchè se si fa il proprio dovere non ci si sente adeguatamente protetti oppure si entra in perenne conflitto con chi fa le leggi. E non da oggi e nemmeno da ieri, ma da molto prima.
D’altro canto è pur vero che i processi, perfino per cause irrisorie come il morso di un cane, durano anni per i continui rinvii.
Anche questo è un piccolo ma grave per i danni arrecati ai cittadini, segno che la Giustizia funziona male perchè i magistrati non timbrano il cartellino come dovrebbero e la colpa non può essere sempre delle risme di carta che mancano.
Chiunque entri in un tribunale può rendersi conto benissimo dei ritmi lavorativi che poco hanno a che vedere con le leggi ad personam o la reiterata questione della mancanza di personale; in molti tribunali abbonda, lo si può verificare a colpo d’occhio, ma non si sa che fa.
Da quanto tempo Magistratura e politica sono in competizione rendendo le cose difficili ai cittadini e perdendo entrambi credibilità?
Se mesi fa un sondaggio rivelò che più del 40% degli italiani non nutre fiducia nei confronti della Magistratura penso che il problema vada oltre il singolo caso e apre un vulnus grave nella nostra democrazia che va al di là del contingente, precedeva il "caso Berlusconi" e molto probabilmente continuerà nel dopo- Berlusconi.
Mi domando se oggi alla luce degli eventi, sarebbero ancora in molti a sostenere con cieca fiducia l’operato dei magistrati come accade nel corso dell’inchiesta Mani Pulite, dopo che alcuni di loro hanno disinvoltamente appeso la toga e si sono rifugiati nei comodi scranni del Parlamento. Non ne sono molto sicura.
Roberta

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