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La mancanza di lavoro è la grande emergenza

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22 maggio 2013

Egr. Direttore,

Il nostro Presidente della Repubblica e l’attuale presidente del Consiglio dichiarano tutti i giorni che la mancanza di lavoro è la grande emergenza del nostro Paese. A parole fanno enunciazioni corrette, poi entrambi non fanno proposte, forse perche non avendo mai lavorato in fabbrica non conoscono il mondo del lavoro. Un ministro del governo intervistato dal TG1 ha affermato candidamente che ci devono studiare sopra, praticamente brancolano nel buio più pesto. Alcuni auspicano un intervento dell’Europa, come se l’Europa potrebbe risolvere i nostri problemi, dimenticando che la nostra credibilità in Europa, grazie anche ai nostri politici, è zero. Ma anche le organizzazioni sindacali chiedono maggiori investimenti, ma che contrastano con le politiche di rigore a cui siamo costretti dai deficit di bilancio accumulati nei decenni passati, ma anche dal servilismo a cui ci si è assoggettati dall’aver posto il mercato come unico modello di sviluppo.

A chi chiede una diminuzione del costo del lavoro, per aumentare gli stipendi e far ripartire i consumi, si potrebbe far osservare che se diminuisce il costo del lavoro dovrebbero poi diminuire le prestazioni sociali garantite dalla Stato: Pensioni, sanità, scuola, servizi sociali in genere, ecc. ecc.

Ma se si vuole dare un lavoro a tutti, non dovrebbero servire credo misure eccezionali, ma avere sempre l’obiettivo del lavoro per tutti, non solo l’ossessione della economicità della produzione. Con quali proposte oggi ?

Diminuire gli oneri sociali per il lavoro part-time: se ad una impresa il costo del lavoro di due persone ha un costo inferiore di un lavoratore che fa le otto ore, si incentiva l’ingresso di più persone nel mondo del lavoro.
Non incentivare il lavoro straordinario: se si favorisce lo straordinario l’occupazione diminuisce. Questo significa aumentare gli oneri sociali sullo straordinario senza alcun beneficio per il singolo lavoratore, proposta questa che ovviamente potrà scontrarsi con una parte del sindacato e con gli stressi lavoratori che mirano solo per avere più soldi in busta paga. Ma se si vuole un po’ di giustizia sociale un po’ di rinuncia la devono fare tutti.
Stabilire il minimo per uno stipendio base per un singolo lavoratore dipendente e al tempo stesso un massimo proporzionato al minimo. Questa proposta ovviamente cozza contro coloro che sono schiavi del libero mercato. Ma oggi, con la crisi attuale, c’è chi specula per pagare sempre di meno i lavoratori dipendenti ridotti in alcuni casi limite ad un livello di schiavitù.
Ampliare l’utilizzo dei contratti di apprendistato.
Riconoscere gli assegni familiari ai lavoratori disoccupati, anzi stabilire per i disoccupati quote maggiori.
Porre un freno e un argine alle delocalizzazioni industriali che vede a mio parere sul banco degli imputati, in primis, la stessa Confindustria.
E poi per ultimo ma forse il primo, una lotta seria contro la corruzione e per la semplificazione di tante normative burocratiche inutili.
Non sono proposte eclatanti, non faranno aumentare i consumi ma forse porteranno un po’ di ossigeno a tante famiglie in condizioni disperate favorendo l’ingresso nel mondo del lavoro, che oggi il lavoro non ce l’ha.

Emilio Vanoni

Emilio Vanoni Induno Olona

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