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La mentalità mainstream e il precariato

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4 novembre 2012

Caro Direttore
A Pomigliano si sta consumando l’ennesimo dramma occupazionale. Si sta combattendo una battaglia che origina innanzitutto dalla situazione contingente del mercato dell’automobile. Poi dall’utilizzo strumentale che si fà del reintegro deciso dal giudice,che porta a molti a parlare a sproposito di invadenza della magistratura. Per un principio fermissimo di diritto civile, nessuno può addurre un proprio precedente illecito come giustificazione di un proprio comportamento. Quindi la discriminazione precedentemente effettuata,non può essere la ragione giustificatrice dei futuri licenziamenti.
Sono principalmente motivi culturali,quelli che fanno sì che, la maggior parte delle persone non colga questa dissonanza quando si parla di lavoratori. Ci si dimentica delle nozioni di diritto eventualmente studiate a scuola. Questo meccanismo porta a dire delle assurdità quali quella della condizione di precario di Marchionne. Nel 2011 il precario Marchionne ha percepito una retribuzione complessiva di 17 milioni di euro, 430 volte quella di un suo operaio. E un cassaintegrato arriva a percepire 850 euro al mese. Non si riflette su tali idiote bestialità,perchè il meccanismo della mentalità mainstream ha il sopravvento. E’ collocato nella parte ram del cervello e ci fa applaudire come ipnotizzati il bocconiano di ferro,oppure il grande Sergio Marchionne.
Lo stesso meccanismo si può applicare alle vicende Ilva o Tav. Chi ha cercato di dimostrare dati alla mano l’incidenza dei tumori nell’area di Taranto,piuttosto che l’inutilità di 50 km di tunnel per una decina di treni al giorno,è stato quasi sempre tacciato di essere utopista rompiscatole o addirittura eversore. Non mi riferisco ai contestatori,ma semplicemente a chi come docente universitario ha presentato reosconti dettagliati sul rapporto costi benefici di tale opera. Il linguaggio mainstream ci dice che della crisi siamo tutti colpevoli,e il più colpevole è lo stato,scialacquatore per natura. E allora ci tocca alleggerirlo per liberare risorse da destinare all’iniziativa dei privati.
La cosa certa è che questi ragionamenti e la loro logica, implacabile e inesorabile in apparenza, ci allontanano da una riflessione sulla complessità, sulle cause di fondo della crisi; cause che si trovano nella contraddizioni della dinamica economica capitalista, la problematica associata all’integrazione europea, quella operativa dei mercati e gli interessi che la compongono.
Questi temi sono rimasti fuori dalla messa a fuoco e, ovviamente, fuori dall’agenda di un possibile superamento della crisi. Agenda che, oltre a contenere una visione della stessa di tipo strutturale, ha bisogno di far valere un altro linguaggio basato sulle idee di sostenibilità dei processi economici, la dignità del lavoro e la coesione sociale.

Cordiali saluti.

Mauro Icardi

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