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La mia politica sulla prostituzione

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21 ottobre 2007

Rispondo alla signora Roberta Lattuada.
Creare delle aree apposite per lo svolgimento della prostituzione non significa renderla una cosa normale, significa solo rendere un po’ meno degradante e deviata la condizione di molte donne.
Significa ridurre od eliminare la tratta delle schiave dai paesi dell’est, significa ridurre il crimine legato alla prostituzione, significa togliere dalle mani della mafia e degli sfruttatori molte donne.
Il suo paragone con la politica della riduzione del danno per i tossici mi fa capire che lei non capisce tali politiche.
Per quali motivi un tossico vive ai margini della società? Perchè la sua condizione è considerata degrandante?
1- perchè per potersi fare deve commettere crimini per procurarsi il denaro
2- perchè vive nel degrado, in ambienti malsani e a rischio malattie
3- perchè alimenta il mercato multimilionario della mafia
4- perchè la sua condizione è criminalizzata
5- perchè è un peso per la società

Ora, il nostro ruolo è quello di trovare una politica in grado di ridurre il danno, cioè di tamponare al meglio i danni prodotti da questi fenomeni.
Fino ad oggi l’illusione è stata che tali fenomeni si potessero sradicare completamente semplicemente reprimendoli.
Purtroppo non è cosi, il proibizionismo non paga.
E allora l’uomo moderno ed aperto al ragionamento dovrebbe trovare altre strade, nuovi approcci al problema, se non lo fa si rende corresponsabile dei danni.
Sempre piu paesi stanno attuando politiche di riduzione del danno e i risultati sono evidenti, basta informarsi.
Ma purtroppo nel nostro paese bigotto esistono solo gli assolutismi, una cosa deve per forza essere o bene o male, o santi o al rogo, è questa l’evidenza.
Tornando alla prostituzione, ciò che per me e lei può essere degradante magari per altre non lo è, ci sono infatti molte “professioniste del sesso” che considerano realmente il loro come un lavoro, alla stregua di una massaggiatrice o di una fisioterapista.
Che diritto abbiamo noi di giudicare?
Che diritto abbiamo di relegare ai margini delle nostre città queste donne, mettendole in balia di bruti e maniaci?

P. Senaldi

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