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La mia vita

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27 gennaio 2009

Egregio Direttore,
nella lettera
http://www3.varesenews.it/comunita/lettere_al_direttore/articolo.php?id_articolo=14162 il signor Di Biase scrive la seguente frase: “C’è poi di più perché sento che la mia stessa vita non mi appartiene, che i miei figli non sono davvero miei, è del tutto evidente questo”. Concordo con Di Biase per quanto riguarda i figli, ma non per la mia persona: la vita è mia, solo mia, forse è l’unica cosa veramente di mia proprietà. Di biase dice che “sente” che la sua vita non gli appartiene, immagino che alluda alla sua fede in un dio, proprietario della sua vita: il suo “sentire” è condiviso da molti, opinione
rispettabilissima, quanto la mia. Di Biase scrive anche “è del tutto evidente questo” ed anche in questo caso ho il massimo rispetto della sua opinione, ma non la condivido: per me non è affatto evidente, il suo sentore. Il punto di vista di chi crede è differente dal punto di vista di
chi non crede, ma in una società civile entrambi dovrebbero poter scegliere liberamente cosa fare della propria vita, l’uno affidandola al proprio dio, l’altro disponendone a proprio gusto. Questo è il nocciolo del problema: in una società civile, l’uno non si immischia nelle decisioni dell’altro, e viceversa.
Cordiali Saluti.

Silvano Madasi

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