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La natura della Lega Nord e la Resistenza

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23 aprile 2009

Egregio direttore,
gli sforzi profusi da Nino Cattaneo nella individuazione di un’essenza o componente antifascista nella Lega Nord, per quanto encomiabili, mi ricordano quella ricerca dell’elitropia da parte di Calandrino che è narrata in una delle più gustose novelle del Boccaccio. La realtà è però ben diversa e si può riassumere in questa antitesi: il 25 aprile 1945 furono conquistati la libertà, la democrazia e i diritti; il 25 aprile 2009 la libertà, la democrazia e i diritti devono essere difesi, e non mi sembra che la Lega Nord si trovi dalla parte di coloro che difendono i valori e le conquiste della Resistenza sanciti nella Costituzione italiana.
In verità, se non ci si arresta alla superficie delle cose ma si spinge a fondo lo sguardo, emergono, a giudizio dello scrivente (giudizio confortato e supportato, ad esempio, da A. Bihr, autorevole studioso dei movimenti politici europei di estrema destra, xenofobi e razzisti, nella monumentale ricerca comparativa “L’avvenire di un passato. L’estrema destra in Europa: il caso del Fronte Nazionale francese”, BFS/Jaca Book, Pisa-Milano 1997), le coordinate di una formazione politica, la natura, l’identità e il ‘modus operandi’ della quale sono riconducibili ad alcuni caratteri fondamentali, più o meno mediati attraverso un linguaggio postmoderno, della ‘Weltanschauung’ fascista. Le posizioni in cui tale ‘Weltanschauung’ si sostanzia discendono, peraltro, da assunti ideologici nefasti e conducono a conseguenze sociali altrettanto nefaste, iscrivibili, sia gli uni che le altre, in una logica oggettivamente totalitaria che può anche risultare indipendente, in tutto o in parte, dalle intenzioni di carattere soggettivo e dalle opinioni di natura personale dei militanti e degli stessi dirigenti leghisti.
Questo giudizio sulla natura della Lega Nord è il frutto di un lavoro di inchiesta, di analisi e di riflessione iniziato, in coincidenza con il sorgere e il manifestarsi del movimento politico delle Leghe, a partire dagli anni Novanta del secolo scorso e confluito in articoli e saggi apparsi su varie riviste ed esposti pubblicamente in varie sedi. L’analisi del fenomeno leghista che ne scaturisce è articolata e coglie in esso la compresenza, rilevabile anche in altri fenomeni storici similari (dal nazismo al fascismo, dal qualunquismo al poujadismo), di valori eterogenei (ad esempio, di derivazione comunitarista, nazionalista e razzista), laddove vale la pena di osservare che la composita ideologia populista su cui si fonda il movimento della Lega Nord è costituita essenzialmente da un amalgama di valori liberali e di valori fascisti.
La concezione stessa che postula l’esistenza, la differenza e l’identità irriducibili di un mitico ‘popolo padano’, dotato di una cultura millenaria, la cultura celtica per l’appunto, e non assimilabile al resto della nazione italiana, è intrinsecamente fascista e si ritrova pari pari negli assunti della Lega Nord. Per converso, la negazione dell’altro, il considerare lo straniero come un potenziale nemico è il ‘Leitmotiv’ che pervade l’ideologia, la pratica e ora anche la politica di governo della Lega, che è, con tutta evidenza, una politica antidemocratica, autoritaria e discriminatoria di esclusione sociale, protesa a colpire le componenti più deboli ed emarginate presenti nel tessuto civile del nostro paese.
L’atteggiamento, ad un tempo psicologico e ideologico, che ha dato spazio e consensi alla Lega Nord è certamente il portato di massa del campo di tensioni connesso alla globalizzazione capitalistica contemporanea, ma è anche il frutto di una spregiudicata speculazione politica sui sentimenti di insicurezza, paura e disorientamento della popolazione: speculazione, va detto, che accomuna tutte le destre, quindi non solo la Lega ma anche il partito del cosiddetto Popolo della Libertà. Su tale atteggiamento Primo Levi ha pronunciato, nella Prefazione al suo libro “Se questo è un uomo”, parole che non possono essere dimenticate da chiunque abbia a cuore i destini dell’uomo in una società democratica, solidale ed egualitaria come quella per cui si batterono le forze più avanzate della Resistenza: «A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano».
Eros Barone

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