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La nuova sede dell’artistico: “Chi ha guadagnato?”

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7 marzo 2005

Egregio Direttore,

non è per rovinare la festa, ma prima di mettere la parola “fine” all’annosa vicenda della sede del Liceo Artistico, ci permettiamo qualche osservazione,
sottraendoci al coro trionfalistico che ha accompagnato il trasloco del “Frattini” a Masnago.
Insegnando in questa scuola da tanti anni crediamo di aver ben presenti le sue particolarità e le sue problematiche, tanto da poter parlare a ragion veduta.

Sia chiaro anzitutto che “La bella cornice da riempire”, come titolava “La Prealpina” di qualche giorno addietro è comunque una soluzione rimediata. Un edificio concepito per ospitare uffici è stato trasformato in scuola, con
tutti i contro che inevitabilmente questo tipo di operazioni comportano. Ne ricordiamo i principali:

1) Si pensi che lo sviluppo dell’edificio su quattro piani è servito da una scala interna preesistente di circa un metro di larghezza. E si pensi anche che lungo questa scala devono muoversi circa 650 studenti. Nel paese che ha
inventato le convergenze parallele e dove le norme sono ad un tempo rigidissime e molto flessibili, possiamo anche credere che sul piano normativo sia tutto regolare ma almeno sul piano del buonsenso ci sia permesso di nutrire molte riserve. È vero che è stata approntata una scala
di sicurezza esterna, ma non coperta ed è allora facile immaginare i disagi se si considera che gli studenti devono spesso spostarsi al cambio dell’ora
tra le diverse aule/laboratorio.

2) L’intera suddivisone dell’edificio è affidata al cartongesso. L’isolamento acustico è pressoché inesistente con l’effetto che le lezioni si svolgono all’insegna di un’interdisciplinarietà forzata.

3) La tipologia costruttiva dell’edificio, dotato di ampie superfici vetrate, è tale che esso a suo tempo fu progettato per essere climatizzato.
L’operazione di riconversione ha escluso la climatizzazione. Non occorrono particolari capacità previsionali per immaginare che, soprattutto nelle aule
esposte a levante, la temperatura interna lieviterà al primo innalzamento della temperatura esterna, forse fino a compromettere la salubrità stessa degli spazi.

4) L’intera pavimentazione, preesistente, è del tipo “galleggiante”, ovvero una pedana sopraelevata sotto la quale corrono gli impianti elettrici e non.
Soluzione questa molto diffusa per gli uffici, ma al Liceo Artistico una buona parte delle aule ospita attività di laboratorio, – pittura, ecc, – che presuppongono l’impiego dell’acqua. Saggezza impone che in casi del genere
le pavimentazioni abbiano una soglia minima di impermeabilità per assicurare una immediata rimozione dell’acqua che accidentalmente dovesse versarsi.

I nostri nonni ricordavano come durante la guerra, in tempi di vacche magrissime, si usava per i bambini rimediare gli abiti a partire da quelli dismessi dagli adulti. Era un principio di economia imposto dalle circostanze e, dovendo fare di necessità virtù ci si adattava di buon grado.
Ma, appunto, ci si adattava.
Anche la nuova sede dell’artistico è adattata, ma in questo caso risulta difficile trovare la ragione di economia.
Il liceo Artistico è una scuola assolutamente particolare in quanto a monte ore, circa 40 settimanali con più di un rientro pomeridiano, e in quanto a bacino d¹utenza, per l’80% proveniente da fuori città. Monte ore e
composizione del bacino d’utenza fanno della vicinanza alle stazioni una condizione imprescindibile per la localizzazione di questa scuola.
Scegliere di collocarla al polo opposto della città è quantomeno originale.
Tutto si può fare a questo mondo; si può anche costruire un cantiere navale sulle Dolomiti ma risulta difficile apprezzarne la praticità e la convenienza economica.
Gli autobus navetta con cui si sarebbe risolto il problema costituiscono un ulteriore aggravio economico per studenti che già sostengono i costi per uno o addirittura due mezzi. Non solo, ma ci dicono, costituiscono un onere di
tutto rispetto anche per il Comune cui spetterebbe di accollarsi una spesa aggiuntiva di circa 300.000 euro l¹anno.
L¹immobile dell’ex Credito Varesino era vuoto da molti anni, forse anche perché difficilmente commerciabile. Eppure la Provincia l’ha trovato appetibile e l¹ha trovato appetibile per farci una scuola.
Ci atteniamo ai dati ufficiali, ancora di recente ricordati sulla stampa locale.
L¹acquisto dell’immobile è costato alla Provincia 12,5 milioni di euro; si consideri pure che essendo una parte destinata agli uffici provinciali è realistico imputarne la metà al Liceo Artistico, e fanno poco più di 6 milioni di euro. A questi si debbono aggiungere i costi della trasformazione in scuola che, ci dicono, oscillano intorno ai 2 milioni di euro. Ma l’edificio è privo di palestra e dunque al conto si devono ancora aggiungere
nell¹immediato i costi della convenzione con il vicino CAMPUS e in futuro gli oneri necessari all’edificazione della palestra.
Aspettiamo che qualcuno ci spieghi la convenienza economica dell¹operazione visto che la costruzione di un edificio ad hoc sull¹area dell’ex-macello prevedeva una spesa di circa 9 milioni di euro, palestra compresa, e,data la
relativa vicinanza alle stazioni non avrebbe comportato ulteriori spese per i trasporti.
Sottolineiamo “di un edificio ad hoc” , e dunque nella valutazione della convenienza occorre ovviamente considerare che a confronto ci sono spazi adattati in qualche modo e tipologie funzionali appositamente concepite per la bisogna.
Certamente, i tempi avrebbero potuto essere diversi, ma avendo atteso tanto si poteva aspettare anche un pochino di più per avere una sede adeguata.

Tra l’altro corre voce che ai dipendenti della Provincia ospitati nel blocco attiguo al Liceo Artistico sia riconosciuta una “indennità per sede disagiata”. Sicuramente si tratta di una delle tante “favole metropolitane”, ma qualora la diceria non fosse smentita si dovrebbe concludere che la Provincia avrebbe acquistato un immobile che per sua stessa ammissione sarebbe da considerarsi “disagiato”. E se così fosse per i dirimpettai degli uffici provinciali non si capisce perché non dovrebbe esserlo anche per il Liceo Artistico, altro che “l¹edificio scolastico più moderno e funzionale della città”!

Ma non vogliamo essere così disfattisti, crediamo invece, più semplicemente, che gli sforzi di quindici anni di interminabili trattative con l’ente pubblico avrebbero forse meritato un esito diverso. Un ringraziamento va
prima di tutto al Sindaco Fumagalli che in ben due mandati non ha saputo o voluto trovare una soluzione adeguata. La cosa peraltro non stupisce considerato che la sua amministrazione non si è mai contraddistinta per
particolare attenzione nei confronti della cultura artistica. Il triste epilogo della vicenda Bertone e lo stato in cui versa il Museo d’Arte Contemporanea del Castello valgano per tutto. È vero che in quest¹ultimo
caso è fresca la nomina del nuovo Direttore. Ci aspettiamo che si confronti presto con i suoi pari, come Harald Szeeman, Rudi Fuchs, o Jan Hoet per elaborare un degno programma di politica museografica che dia alla città
quel respiro internazionale a cui aspira il Sindaco con i suoi frequenti viaggi all’estero.
E ringraziamo anche il presidente della Provincia a cui va comunque riconosciuto il merito di essersi in qualche modo posto il problema e anche l¹abilità di aver trovato una soluzione che forse, come si dice, ha il pregio di prendere i famosi “due piccioni con una fava”: togliere un
sassolino ingombrante dalle scarpe della Popolare di Luino e risolvere nelle apparenze il problema del Liceo Artistico.
Nelle apparenze, appunto. È vero che nell¹epoca della medialità conta ciò che fa spettacolo, al punto che la realtà si eclissa nello spettacolo di sé stessa, e da questo punto di vista al nuovo Liceo Artistico non manca nulla: si tratta, infatti, di una sede appariscente.
Ma come insegnanti abbiamo la certezza di non lavorare granché meglio, e come cittadini l’amarezza di constatare ancora una volta come le regole del buon governo non alberghino da queste parti.

Mario Bianchi, Enrico Cerri, Ermanno Cristini, Roberto Pugina, Luciana Soru

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