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La parabola discendente del populismo italiano

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20 settembre 2011

Egregio direttore,
Chiunque osservi dall’esterno il quadro politico italiano difficilmente si lascerà sfuggire, sia che rivolga lo sguardo su Berlusconi sia che si soffermi su Bossi, che questi due signori esprimono, soprattutto e innanzitutto, un’estrema confusione mentale. Da un lato, vi è un signore il quale, pur producendo effetti politici sul paese a causa della esteriore funzione istituzionale che ancora riveste, non è più in grado di produrre alcuna iniziativa direttamente politica. Dall’altro, vi è un signore che si agita dal palco di una nazione immaginaria (la Padania), affidando il suo messaggio ad una gestualità enfatica e banale. In tal modo la parabola discendente delle due esperienze politiche populiste nate alla fine della prima repubblica diviene sempre più palese. Il partito plebiscitario e carismatico incarnato da questi due personaggi rivela tutte la ruggine del tempo e cede sotto i colpi della storia. Non ha meccanismi democratici di ricambio del gruppo dirigente, non fa altro che ripetere gli slogan di due decenni fa ad un pubblico che è cambiato e al proprio interno vive di complotti invece che di dibattiti alla luce del sole (come dimostrano l’esistenza di una fronda nel Pdl e le contraddizioni tra bossiani e maroniani nella Lega).

Basti pensare alle vicende internazionali di quest’ultimo anno, la crisi economica mondiale, la crisi dell’euro e della Ue, la crisi dei debiti sovrani, nonché la questione libica, per capire che questi partiti, completamente spiazzati dai venti impetuosi che soffiano sul pianeta, sono del tutto privi di strumenti e di idee per esprimere una politica estera. Così, in meno di un anno, l’Italia è stata commissariata per ben due volte, sia sull’euro sia sulla Libia, da poteri sovrannazionali la cui strategia, tutt’altro che chiara, era però sufficientemente forte per surrogare un governo che alterna la crisi di nervi alla paralisi interna. La crescente inadeguatezza dei partiti di Berlusconi e di Bossi nella mutata situazione interna e internazionale li fa rassomigliare, in definitiva, ai fotogrammi sbiaditi e patetici di quei ‘revival’ con cui, riciclando trasmissioni del passato, la televisione cerca di riempire i tempi morti della programmazione e di mascherare una strutturale mancanza di progetti alternativi e di idee innovative.

Italicus

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