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La pillola amara

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13 agosto 2011

Egregio Direttore.

Mi ha molto colpito la lettera che chiede di tassare le prestazioni delle prostitute. Questo per la semplice ragione che è, prima di tutto un ritornello abbastanza ricorrente. Poi mi fa pensare che chi la ha scritta dimentichi una cosa piuttosto importante. L’attuale esecutivo è il paladino, almeno a parole, della famiglia e della religione. Tralasciamo la coerenza che su questi temi non è mai esistita (vedasi le geremiadi sull’indissoloubilità dei matrimoni e della morale cattolica pronunciate da divorziati unicamente per compiacere le gerarchie ecclesiastiche.) La lotta alla prostituzione (di strada si badi bene) è stata un cavallo di battaglia del premier. Il governo su questi temi è sempre stato guidato da una coerente ipocrisia. E per ingraziarsi il vaticano ha promulgato tutte leggi che si confacevano ai desiderata della CEI. Quindi non credo si sognerebbe mai di proporre questa tassazione,sarebbe davvero troppo. Le prostitute dovevano sparire dalle strade per decoro,mentre olgettine ed escort potevano addirittura godere di scorte di stato,ed anche li qualche soldo si spendeva. Quindi, utopia per utopia,anzichè ogni tanto rilanciare l’idea di tassare le professioniste del sesso (Lo si fà in paesi meno ipocriti,sessuofobici e bigotti del nostro), sarebbe stato molto meglio da parte degli Italiani opporsi con una protesta alle varie porcherie (condoni per i capitali all’estero tassati con aliquote del 5%,mentre chi può permettersi di investire magari qualche soldino troverà l’aliquota al 20%. . Magari esentare dall’ici solo i luoghi strettamente legati al culto, non tutte le proprietà immobiliari della chiesa. Chiedere una seria lotta all’evasione fiscale è utopico, visto che le tasse si invitava a non pagarle. Ora non ci rimane che digerire questa pillola amara. La realtà è venuta a trovarci, come ha detto un importante ministro dell’esecutivo. Peccato che lo ha fatto tardi, forse prima nessuno la voleva vedere questa realtà. Bene, sarebbe ora che la cominciassero a vedere anche gli italiani, soprattutto quelli che hanno creduto a chi li avrebbe liberati dall’oppressione fiscale, e adesso li spreme, ma col cuore sanguinante. Questi politici dovranno rendere conto politicamente del loro negare una crisi che si mostrava chiaramente, e che si è negata. Sarebbe ora che anche noi italiani ci riappropriassimo del titolo di cittadini, evitassimo di fare i sudditi (cosa che ci riesce molto bene) ed evitassimo i soliti luoghi comuni. E’ anche grazie a questa propensione che si è consumato per troppi anni il flirt tra l’imbonitore ed il popolo.

Cordiali saluti.

Mauro Icardi

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