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La Pineta ha perso la sua battaglia contro gli speculatori

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13 aprile 2007

Addio Parco Pineta!

Il Parco Pineta ha perso la sua battaglia più importante, la sua sopravvivenza contro la politica. Come ha scritto un lettore qualche giorno fa il parco ha scelto il luogo sbagliato per radicarsi, ha scelto una zona ad elevata urbanizzazione, ha scelto un territorio già usato come valvola di sfogo da scellerati imprenditori edili e per questi motivi ha perso la sua battaglia.
La lotta è stata dura ma e sembra incredibile che sia sopravvissuto fino ad oggi.  Fino al 1996 era Parco Naturale e poi qualcuno ha pensato bene di regredirlo a Parco Regionale, di sottoporre i suoi confini ad una continua e logorante revisione fino ad arrivare ai nostri giorni, aggredendolo sistematicamente con il fuoco.
Il mio non vuole essere un appello alla integrità del Parco. Cari Tradatesi la nostra indifferenza ha fatto sì che il Parco lo abbiamo già perso. In un mese abbiamo visto sparire già alcuni ettari di pregevole bosco e  i piromani che tanto di divertono ad appiccare fuoco ci hanno dato una dimostrazione che con le chiacchere non si ottiene nulla. Il loro agire e la mancata voglia da parte di tutti i comuni del parco di istituire punti di controllo e di vigilanza su tutte le strade di accesso all’area verde hanno fatto sì che ad oggi basta un fiammifero per vanificare l’opera di decenni e restituire il territorio agli speculatori.
Se il parco fosse stato più protetto sicuramente le sue garanzie di tutela sarebbero state notevolmente più solide, avremmo un sistema di vigilanza migliore e l’opera di qualche scellerato verrebbe sicuramente bloccata sul nascere. I comuni hanno forse pensato ad altro, attratti da oneri di urbanizzazione facili e quindi da facili introiti e il risultato si vede sotto gli occhi di tutti.

Negli ultimi tempi  ho  scritto diverse lettere alla redazione di VareseNews cercando di risvegliare nei lettori una sensibilità ambientale ormai sopita e cercando ogni volta di essere propositivo. Adesso basta, sono stanco e mi sono reso conto che è come urlare ad un esercito di sordi.

Il mio non vuole essere un appello ma è una resa, una profonda sconfitta e un gran perdita di forza di volontà. Provo un immenso dolore pensando a tutti quei volonari della protezione antincendio che con le loro opere hanno dimostrato un profondo amore verso il Parco, un amore mai condiviso dalla classe politica che ha pensato bene in tutti questi anni di smontare ettaro per ettaro i suoi confini a colpi di modifiche ai piani regolatori.  Qualcuno dirà che mi invento le cose ed è per questo che invito tutti i lettori a visitare il sito degli amici della associazione El Dragh Bloeu (http://www.eldraghbloeu.com/pg-pineta.asp) qui troverete tutte le risposte e le conferme a quanto ho scritto.

Caro Parco mi dispiace ma non vedo una soluzione per una tua rinascita. Forse dovrai mutarti in un centro commerciale,  in un multisala o in u n centro residenziale per sopravvivere ma a questo punto ti ricorderò solamente nelle mie fotografie, quelle fotografie che con passione e orgoglio ho scattato all’interno della tua anima verde, insieme a tutte quelle sensazioni che hai saputo darmi e che mai spariranno dal mio cuore.

Addio mia amata Pineta,

Felice Griffi - Tradate

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