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La Provincia dei buchi e degli affari

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13 aprile 2011

A seguito della battaglia del ‘Comitato per la collina dei Trescali’ e del servizio di ‘Report’ dello scorso 3 aprile è emersa con forza la questione della Cava dei Trescali di Cantello.
 Una Cava che insiste con ferocia su uno dei territori, il nord della nostra provincia, a est di Varese, da sempre considerato tra i più pregevoli dal punto di vista ambientale e paesistico e che spesso, e secondo diversi interventi pubblici del Presidente Galli della Lega Nord, dovrebbe essere sottoposto ad una particolare tutela.
 È inevitabile constatare come, ancora una volta, il partito della Lega Nord ed i suoi uomini soffrano di una forma pervicace di schizofrenia. Al potere a Roma da 13 degli ultimi 17 anni continuano a portare avanti, sui territori del nord, gli slogan contro il centralismo romano e contro le politiche dei governi di cui hanno sempre fatto parte e che hanno sempre attivamente sostenuto con i loro voti. Non ultimo il caso di Marco Reguzzoni che, appena eletto Presidente della Provincia in quota Lega Nord, lascia l’incarico per i paradisi dorati proprio di quella Roma tanto vituperata. E, di nuovo, qui in provincia di Varese la Lega continua a parlare di tutela del nostro territorio, delle nostre radici, dei nostri gioielli ambientali, tranne poi permettere uno scempio come quello di Cantello.
 La Cava di Cantello, infatti, abusiva per 25 anni e sotto gli occhi di tutti, ha prodotto, durante quest’arco di tempo, materiale per oltre 300000 metri cubi e una voragine spaventosa che ha ferito la collina dei Trescali.
 La scelta di metterla in sicurezza era quindi necessaria sia giuridicamente che moralmente. Ma, naturalmente, il giro di denaro derivato dal materiale estratto e rivenduto in Svizzera (che invece bada molto bene a salvaguardare le eccellenze paesistiche del proprio territorio) fa gola a molti. Ed ecco che la concessione per la "messa in sicurezza" della Cava viene assegnata alla stessa ditta che 25 anni fa (nel 1985) aveva compiuto gli scavi abusivi, la Italinerti di proprietà della famiglia Nidoli, e che per quegli scavi era stata sanzionata. Già questo dovrebbe far gridare allo scandalo, ma possiamo anche aggiungere che il piano di recupero della Cava prevede un’ulteriore estrazione di materiale, questa volta per 1500000 metri cubi. In buona sostanza, ci dicono che per rimettere a posto quello scempio ambientale occorrerà estrarre il 500% in più rispetto a quanto estratto negli ultimi 25 anni e da quelle stesse persone che, abusivamente, hanno creato il danno.
 Senza contare che il cognome Nidoli è ben noto in provincia di Varese. Sarah Nidoli, del PdL, erede della stessa società che aveva compiuto gli scavi, è entrata, lo scorso 8 febbraio, nella giunta varesina del sindaco leghista Fontana come Assessore allo "Sport e manifestazioni di rilievo nazionale ed internazionale" imposta dal Ministro La Russa.
 E intanto la Regione Lombardia (a guida del pidiellino Formigoni) nega l’assenso a produrre una V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) per l’area della Cava di Cantello, provvedimento che comunque non porterebbe a nulla, a dispetto delle parole dell’Assessore provinciale all’Ambiente Luca Marsico (PdL), dato che la V.I.A. altro non è che una "fotografia" dell’esistente, che ne mette in rilievo stato e caratteristiche, mentre invece l’assegnazione di un piano di messa in sicurezza dovrebbe perlomeno prevedere una V.A.S., “la cui finalità è quella di perseguire obiettivi di salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell’ambiente e di protezione della salute umana” e che, preventivamente, dice cosa si può e cosa non si può fare per salvaguardare il territorio.
 La Federazione della Sinistra non può esimersi dal denunciare con forza questa situazione e sostiene la battaglia del Comitato Trescali. Dobbiamo inoltre constatare come, purtroppo, nel nostro paese l’unica possibilità di ottenere ascolto e attenzione su temi così importanti derivi in via quasi esclusiva dallo strumento televisivo. La trasmissione ‘Report’ ha offerto un esempio, ancora una volta, di eccellente servizio pubblico, andando a sopperire alla coltre di silenzio stesa sulle proteste dei cittadini, delle associazioni e degli abitanti di quei territori.
 La posizione della Federazione della Sinistra è una e molto chiara. L’unica possibile messa in sicurezza della zona Cava, che possa evitare un ulteriore scempio del territorio e il peggioramento delle già compromesse falde acquifere, non contempla un’ulteriore escavazione.
 Quella zona deve essere lasciata così com’è, dando il tempo alla natura, così profondamente violentata, di poter recuperare e di poter sanare le proprie ferite.
 La Federazione della Sinistra si oppone in modo deciso alle logiche del profitto e dello sfruttamento del territorio, e non solo a parole, come la Lega, ma nei fatti e nella sostanza. Occorre avere la forza di denunciare pratiche, come questa, di malgoverno, di tolleranza verso i malfattori, di connivenza tra logiche politiche, affaristiche e speculative; il tutto sulla pelle di chi non può difendersi e di chi viene quotidianamente ingannato.
 
Non permettiamo che gli affari e la politica distruggano la nostra terra.
Marco Zocchi, segreteria provinciale PRC-FdS

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