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La pubblicità è l’anima del commercio

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5 novembre 2012

Caro direttore, in merito alla titolazione non sempre è così vero però spesso senza  reclamizzare la qualità delle produzioni nonché farsi conoscere in termini di esistenza, affacciandosi ad una platea più ampia di potenziali clienti, non si batte la concorrenza raggiungendo quegli standard necessari e indispensabili per garantire la stabilità di certe imprese, magari con versatili impegni rispetto a tipi di prodotti in modo che di qua o di là si possa procedere con un certo equilibrio, non solo per ripagare le notevolmente lievitate spese e responsabilità gestionali ma rinnovarsi mantenendo il posto di lavoro ai dipendenti, nella prospettiva di instradare i propri famigliari, tramandando e valorizzando gli impegni profusi, normalmente ricevendo consensi ed essendo ben voluti, aiutando la creazione di contorni o sfumature sempre edificanti, con soddisfazioni complete e reciproche.
Parlando invece di attualità politica, ad es. Forza Italia nacque come “club”, o mi sbaglio, mentre se i rappresentanti del “Movimento” 5 Stelle non appaiono in talk show sarebbe il minore dei mali viste le tempistiche e i modi riservati, con le misere conclusioni in battibecchi frequenti e inconcludenti ma presto tutti i contendenti saranno presenti in campagne elettorali dove ognuno farà la propria esposizione; inoltre come già in passato è capitato di dover votare il meno peggio, o più pubblicizzato, con riserva semmai di “periodo di prova” e non per niente arrivando a puntuali alternanze fino alla sgretolante degenerazione a cui assistiamo giornalmente, a maggior ragione ora questa teoria dovrebbe valere in presenza di motivi più focalizzati e chiari, riguardo quello che a priori va modificato, o non va bene per niente, semplicemente intanto incentivando e appoggiando chi lodevolmente va ripetendolo, non come al mercato ma per il futuro e destino del paese.
Inoltre direi che non si può essere indifferenti di fronte a scelte come quella di abbattere 5 piani dell’ospedale del Ponte, a quanto pare non così decrepiti o pericolanti da giustificare tali drastici  interventi, almeno rimarcando quanto di simile potrebbe riaccadere in diverse forme, accorgendoci vistosamente solo dopo tanti anni, per incongruenze già presenti che danno da pensare se effettivamente siamo amministrati veramente bene, oltretutto in momenti di crisi recessiva e tartassati, o non valga la pena di esporre, sfiduciati, qualche palese dubbio o idea che qualche volta potrebbe anche essere recepita e ascoltata, per il bene di tutti quindi rimossa o riadattata, evitando la solita frittata, in questo caso anche funzionale con in gioco dislocazioni e tempestività di utilizzo  di unici macchinari costosi e spaziosi, da cui dipendono vite umane.
Per concludere aggiungo solo che vari dirigenti o esponenti emeriti, osannati o cavalieri, oltre una certa età soprattutto hanno “più incarichi” accumulati, di cui solo uno basterebbe al loro sostentamento avanzando, che se attribuiti e ripartiti a laureati freschi, altrettanto preparati e capaci, ridurrebbero precari, disoccupati e disattenzioni, con ricambi generazionali ai vari livelli una volta fondamentali ma a tutt’oggi quasi nemmeno citati, pur non trascurando l’importanza delle “gavette”, che andrebbero riproposte e aggiornate in programmi di sviluppo; in attesa che rimangano solo opinioni smentite dai fatti, ringrazio per l’accoglienza e l’informazione che date, con cordiali saluti.

Valter Abele Zaccuri

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