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La rabbia dei giovani

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19 novembre 2012

Interpretando il sentimento dei giovani industriali, cioè di coloro che sono chiamati a dare un posto di lavoro produttivo agli attuali studenti, il loro presidente ritiene che l’attuale politica sia in mano a ladri, ignoranti e incapaci.
Un giovane parrucchiere varesino, per evidenziare cosa vuol dire essere strozzati dalle tasse ed oberati dalla burocrazia, taglia i capelli indossando semplicemente un paio di mutande.
Sono forme di protesta contenute, ma potrebbero aumentare e diventare anche meno soffici se l’attuale governo continua nella politica  recessiva  che ha portato al crollo dei consumi e alla perdita di occupazione dovuta alla chiusura di numerose imprese.
Un ministro minimizza sull’effetto dell’aumento IVA previsto nel 2013, mentre un altro definisce schizzinosi i giovani che non sanno adattarsi al tipo di lavoro.
Nella mia gioventù durante le vacanze scolastiche era possibile trovare qualsiasi tipo di lavoro pur di non restare in ozio e pur di guadagnare qualcosa senza essere di peso alla famiglia. Oggi è impossibile trovare qualsiasi occupazione a causa degli adempimenti burocratici previsti per evitare il marchio di lavoratore in nero.
Nelle vigne il raccolto veniva fatto grazie alla collaborazione di vicini, parenti o di studenti: oggi non è più possibile neppure aiutare il proprio figlio in negozio  o assisterlo su una bancarella del mercato senza essere considerati evasori familiari.
E intanto la macchina delle tasse vuole il suo contributo fissato indipendentemente dal crollo del fatturato, dalle esigenze di mutui contratti e dalle necessità quotidiane
L’Unione Nazionale dei dirigenti statali applaude la sentenza della Corte Costituzionale che giudica illegittimi i tagli ai magistrati e dipendenti statali con redditi annuali superiori a 90.000 e 150mila euro, redditi che ottengono senza il timore di perdita del posto di lavoro.
Si sta ancora attendendo l’operatività di quella norma secondo la quale i manager della Pubblica Amministrazione dovrebbero avere un tetto annuo di 294.000 euro, cifra che farebbe fare salti di gioia a migliaia di imprenditori privati.
Nella rabbia dei giovani si dovrebbe capire che forse il tempo della pazienza è finito.

De Maria Domenico

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