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La retorica sul disagio giovanile

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10 agosto 2011

Tutte le volte che gruppi di facinorosi mettono a ferro e fuoco le nostre città si tira fuori il solito luogo comune del "disagio giovanile".
Come se il "disagio" potesse costituire la giustificazione della violenza, del vandalismo e della irresponsabilità in genere.
Se fosse vero questo, allora tutti dovrebbero essere giustificati.
Ad iniziare dalla polizia che spara, o dai governi che reprimono. Ma anche i mercati finanziari, i capitalisti che non pagano le tasse o gli spacciatori di droga, o anche quel tizio che ha fatto la strage in Svezia.
Tutti hanno le loro condizioni di "disagio". Quindi tutti hanno le loro ragioni per "reagire" ed incazzarsi. E per essere "scusati".
Invece chissà perché, tutti, specie nei periodi di disagio, devono dar prova di responsabilità e serietà (ed è giusto che sia così).
Tutti tranne i soliti gruppi di "giovani" anarchici e di estrema sinistra che mettono a ferro e fuoco le città.
A loro tutto dovrebbe essere permesso. E , anzi, le loro azioni teppistiche vengono usate per dare farli passare come vittime , invece che come carnefici.
Credo che i media che tirano fuori la storia del "disagio giovanile" in occasione delle violenza di piazza fanno un’ opera altamente diseducativa. 
Contribuiscono solo ad incentivare la violenza e la irresponsabilità.
 
 
Paolo Caminati

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