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La Rivoluzione d’Ottobre fatto storico enorme

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7 novembre 2012

 Egregio Direttore,

mi complimento con SPARTACUS per la bellissima lettera (n. 78/11 su Varese News)a proposito della Rivoluzione bolscevica dell’ottobre-(novembre) 1917. Anche a mio avviso essa costituisce un fatto storico di enorme portata nella Storia dell’Umanità. Ne condivido lo spirito iniziale, di rivolta verso un potere stratificato nel tempo che teneva soggiogate le masse lavoratrici godendo i frutti del loro lavoro, e che ha proiettato la Russia dal Medioevo alla Modernità. Forse il salto è stato troppo brusco e improvviso, ma era necessario per sovvertire una situazione economico-sociale stagnante e profondamente ingiusta. Nei tempi successivi a Lenin si è venuta tuttavia determinando una situazione molto simile a quella precedente degli Zar, con l’instaurazione di una “dittatura del proletariato”, impersonata da un “Capo” assolutista e sanguinario affiancato da una ristretta cerchia di coadiutori ossequienti, ed al posto dei contadini (già “servi della gleba”) una massa di operai succubi del “regime”, simili alle api operaie in un alveare. Poteva andare diversamente? Non saprei, ma così è andata, e la Storia non si costruisce con i “se”, la si può solo cercare di interpretare. Non sono uno studioso come Spartacus o i proff .Barone e Bontempi, ma osservando anche come sono andare a finire altre rivoluzioni della Storia ho notato che il più delle volte esse sfociano in vere e proprie dittature (del proletariato?). Questo mi lascia molto perplesso, e non so darmi una risposta. Passare da un regime dispotico ed oppressivo ad uno “democratico” sembra che sia sempre stato molto difficile, se non impossibile. Forse perché gli uomini sono stati per secoli obbligati ad obbedire e tacere, a restare sottomessi ed accettare passivamente la volontà dei tiranni e/o di oligarchie ristrette, accontentandosi delle briciole lasciate cadere dal desco dei padroni (ricordo il detto “Franza o Spagna, basta che se magna”). Forse la mentalità democratica quando non ci si è abituati è necessario acquisirla “per gradi”, assimilarla poco alla volta, col tempo e con la cultura (in passato negata alle masse) e la progressiva induzione al ragionamento razionale. Per questo credo che la nostra democrazia, uscita da una esperienza dittatoriale, sia ancora immatura e fragile, e che per questo siano emersi e si siano affermati di recente movimenti populisti, fondamentalmente antidemocratici, che hanno irretito migliaia di Italiani, con la conseguente malapolitica impersonata da “pseudo-eroi” salvatori della patria, profittatori, arrivisti e corrotti. Ora però mi sembra che i tempi stiano cambiando, e che i giovani sopratutto (anche se non tutti per la verità) comincino ad informarsi e a capire, e sentano la necessità di voltar pagina ed avviarsi verso una democrazia più matura, più partecipata e responsabile.

Giovanni Dotti

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