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La Russa, c’è Decima e Decima

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24 dicembre 2009

Sono rimasto stupefatto, ma ripensandoci neanche troppo, dalla denuncia scritta dal Comitato antifascista di Busto in reazione alle parole del ministro La Russa sulla Decima Mas.

Era piuttosto evidente che La Russa si riferisse alla Decima Mas della Regia Marina Militare, quella delle brillanti incursioni ad Alessandria d’Egitto, quella dei "maiali", dei barchini esplosivi, quella della nave civetta a Gibilterra, delle mille missioni non sempre di successo, contro obiettivi militari navali inglesi. Si riferiva alla Decima Mas comandata da Valerio Borghese, quella di Luigi Durand de la Penne, di Teseo Tesei; entrambi medaglie d’oro al valor militare. Si riferiva ad un reparto scelto della marina in guerra, un reparto che ai tempi seppe costruirsi una tal fama presso il nemico che un marinaio inglese, catturato in non ricordo più quale operazione, chiese con la massima serietà di poter entrarne a far parte.

Forse quindi, sarebbe meglio studiare non solo la storia della Resistenza ma anche le "altre storie", si scoprirebbe che la Decima Mas prima dell’armistizio era cosa completamente diversa, senza nessuna
connessione con quella di Salò, ne dal punto di vista del personale, né dei mezzi, né dello scopo operativo. Difatti i repubblichini non fecero altro che servirsi del solo nome del reparto, per dare una
parvenza di "mitico" a scopi tutt’altro che mitici. La prima e, a mio parere, vera ed unica Decima Mas, operò praticamente sempre e solo in mare, cercando di minare la supremazia navale inglese
nel Mediterraneo. La seconda fu un qualcosa di aberrante, come del resto lo fu tutto quello che combinò la repubblica di Salò.

La Russa si riferiva alla prima delle due, anche perchè come logica suggerisce chiaramente, il Comsubin, citato dal ministro, è un reparto d’élite della marina, che eredita le tradizioni avviate dalla
autentica, iniziale Decima Mas. Tradizioni fatte di idee geniali ed innovative, di coraggio dei suoi uomini(molti morti in azione) e da una certa dose di spavalderia.

Un saluto

Max

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