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La sinistra socialimperialista

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27 agosto 2011

 Egregio direttore,

per farsi un’idea, non solo a livello locale ma su scala nazionale, di quell’osceno ircocervo che è la sinistra socialimperialista (pacifista a parole, imperialista nei fatti e ormai anche a parole), occorre guardare al comportamento veramente spregevole che ha caratterizzato, nel corso dell’aggressione alla Libia, quello che si autodefiniva movimento per la pace: indifferenza, silenzio e complicità. Una delle tante prove è fornita, ad esempio, dalla ‘home page’ di un sito web vicino ai cosiddetti “disobbedienti”, http://www.globalproject.info/, in cui si parla di tutto (delle dimissioni di Steve Jobs, dei no-Tav, dei ‘riots’ londinesi ecc. ecc.), tranne che della guerra contro la Libia…
L’impresa libica della Nato passerà, quindi, alla storia anche per il sostegno spudorato che le è stato offerto dalla sinistra. Non solo ad opera del Pd, che fin dall’inizio chiedeva a Berlusconi di schierarsi senza esitazioni per la soluzione militare e ne criticava gli ondeggiamenti, ma anche ad opera della sinistra cosiddetta “alternativa”, dove sarà difficile dimenticare i vaniloqui di Rossana Rossanda, che avrebbe voluto supportare i raid della Nato e delle forze speciali franco-britanniche con le ‘brigate internazionali’, le quali, naturalmente, avrebbero dovuto combattere in difesa dei diritti umani contro il ‘perfido tiranno’. Passando dal disarmo politico-ideologico all’armamento cultural-propagandistico a sostegno del piano di aggressione della Nato, occorre riconoscere che nessuno ha contribuito più della sinistra alla demonizzazione preventiva del nuovo bersaglio dell’iniziativa militare euro-imperialistica. Adesso gli sciagurati fautori di questo sostegno saranno contenti: è stato liquidato l’ultimo regime laico, assieme alla Siria (probabile prossimo bersaglio), ancora esistente nel mondo arabo-islamico, l’unico che proponesse la moneta arabo-africana e che aveva una banca centrale del tutto nazionalizzata, l’unico che non aveva accettato le basi dell’Africom e che, per contro, avesse dato all’Africa molti finanziamenti e progetti.
Ma la storia non è finita e la crisi dell’Occidente capital-imperialistico è sotto gli occhi di tutti. Come ha ben detto Enea Bontempi, citando Marx, “il capitale non lavora più da solo alla sua dissoluzione; ha fatto in modo che al suo abbattimento collabori il mondo intero”. A questo punto, la lotta antimperialista, per il proletariato e il movimento di classe, non può che occupare necessariamente il primo posto.
 
 
 
Spartacus

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