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La “social card” della Coop sa non discriminare

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28 novembre 2008

Hanno ragione coloro che hanno sollevato nella rubrica “lettere al Direttore” riserve critiche sulla social card in ordine alla privacy e allo spirito cristiano ( a prescindere dall’esiguità del contributo ). Eppure esempi di solidarietà gestita con la dovuta riservatezza esistono anche da noi senza andare all’estero. Bastava cercarli, studiarli ed adattarli.

Conosco l ‘iniziativa di una catena di supermercati (Coop Lombardia) la quale in collaborazione con la Caritas Ambrosiana promuove una card a doppio uso. Il socio possessore della carta facendo la spesa paga alla cassa un 1% in più del totale. Da parte sua la cooperativa aggiunge un altro 1%. Il totale dei due contributi va alla Caritas Ambrosiana la quale gestisce il fondo e beneficia chi ha bisogno accreditandogli una somma su una carta di credito da usarsi per gli acquisti.

Questa card è in tutto esteriormente eguale a quella in possesso del socio donatore. Cosi beneficiari e benefattori non sono distinguibili quando pagano alla cassa.

Semplice, no?

Ambrogio Vaghi

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