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La stessa minestra o saltare dalla finestra

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26 dicembre 2013

Gentile direttore,
anche per i grandi chef “falla come la vuoi … ma è sempre cucuzza”, nel senso che se gli unici ingredienti disponibili “sono quelli” nella costrizione si cerca di cucinare come si può, semmai cambiando tipi di cottura o abbinamenti, con contorni speziati, coloriti e appariscenti; anche se forse tutto ciò avviene nel rispetto del nostro bene, o progresso, mantenendoci “leggeri o non appesantiti”, però spesso anche sottopeso o denutriti come succede da sempre in varie parti del mondo, anche in zone ricche di petrolio ma con inquinamenti incontrollati che hanno devastato l’utilizzo di risorse indispensabili. Per non parlare di sottaciute guerriglie con migliaia di vittime e richiesta anche in questi giorni dell’intervento di massicce presenze di caschi blu ONU.
Fra l’altro mi è rimasta impressa la testimonianza di Fiorella Mannoia che essendo impegnata nel sociale ha detto che credeva di aver visto il massimo nelle favelas in Brasile ma a confronto di alcune regioni dell’Africa “sarebbe quasi niente”, perché almeno là hanno l’acqua e si attaccano ai fili elettrici, ma lì ad esempio le donne passano l’intera giornata per recuperare un secchio d’acqua facendo diversi km con i bambini; nello sconcerto, dovendo cercare di trovare una priorità immediata i volontari partono dalla costruzione di un pozzo, recuperando molto tempo e instaurando anche dei corsi di ostetricia per combattere la mortalità elevata nell’assenza di cure.
Dopo tutte le negatività teletrasmesse, o diffusamente reclamizzate, riguardo alla gestione delle cose pubbliche, in generale solo con strutture istituzionali rivedute e corrette, oltre che nuovi personaggi interpreti della volontà popolare, sarà possibile procedere agilmente pur con i piedi di piombo per non sbagliare, non rimanendo succubi di supposizioni monche lasciate alla meditazione di “sempre altri” ricadendo continuamente su noi stessi; non tornando mai il conto con tutte le conseguenze controproducenti “riassaporate con disgusto” tale da quasi preferire di “saltare dalla finestra”, magari se al piano terra, solo annusando “sta minestra”, non accettando di ingollarla per l’ennesima volta turandosi il naso, rischiando frequentemente il voltastomaco ritrovandoci partecipi con il cuore trafitto dal dolore, alla ricerca di un concreta speranza che “dovrà pure finire”.

Valter Abele Zaccuri

Valter Abele Zaccuri

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