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La striscia di Gallarate

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8 gennaio 2009

Egregio Direttore,
ciò che sappiamo del conflitto israelo-palestinese, le informazioni che giungono a noi, risentono della nostra “amicizia” con gli USA, i quali a loro volta sono “amici” degli israeliani, e di questi sono fedeli sostenitori. Non bisogna nemmeno essere attenti osservatori, per capire che
i media sono indulgenti, palesemente indulgenti, nei confronti degli israeliani, ma anche i governi “amici” sono indulgenti, servilmente indulgenti. Sapendo che le nostre opinioni dipendono delle informazioni che riceviamo, e che queste sono alterate alla fonte, preferirei non avvalermi
(più di tanto) di ciò che ci viene propinato, ma di provare invece a capire, come se noi fossimo al posto loro.
Circa 1300 anni fa gli ebrei furono allontanati dalle terre d’Israele, e circa 1300 anni fa a nord di Milano c’erano i barbari, gli unni, che grossomodo sono gli attuali ungheresi (invito chi legge a non cercare la precisione storica, mi serve l’esempio). A più riprese i barbari hanno
saccheggiato queste zone e ne hanno preso possesso, poi sono stati “allontanati”, e da allora le terre dei laghi sono abitate da “noi”. Circa 60 anni fa gli ebrei sono tornati in Palestina, grazie all’appoggio di inglesi e americani, e qui hanno deciso di rifondare Israele, incuranti del fatto che fosse già abitata dai palestinesi. Immaginiamo allora che 60 anni fa gli ungheresi, forti del fatto di aver posseduto il varesotto in tempi antichi, abbiano voluto ritornare qui e, grazie all’aiuto di inglesi ed americani, abbiano fondato il nuovo Stato degli Unni, incuranti della nostra
presenza. Inizialmente abbiamo tentato di osteggiare l’arrivo degli unni, ma per effetto della potenza militare ed economica degli intrusi, e dei loro sostenitori, la nostra voce è rimasta inascoltata. Nei decenni successivi
gli unni si sono presi le terre migliori, le riserve idriche, le vie di comunicazione, le città più importanti, le risorse, se le sono prese con la forza. Ogni nostro tentativo di ribellione, gli unni lo hanno soffocato nel
sangue. Ci hanno confinato in Cisveddasca e nella striscia di Gallarate.
Intorno a noi hanno fatto terra bruciata, nulla entra e nulla esce, nemmeno le informazioni, siamo ostaggi a casa nostra. Quelli fra noi che scappano da qui sono controllati, in modo che non possano aiutare chi rimane. Alcuni fra
noi resistono, combattono, ma ogni nostro gesto è un pretesto per gli unni, per rispondere con inaudita violenza, e con mezzi militari mille volte più potenti dei nostri: nemmeno l’onore hanno i soldati unni, tanto è facile il
loro uccidere. All’estero regna l’ipocrisia, tutti hanno timore degli unni e dei loro alleati, e per non compromettere le loro “relazioni commerciali”
non osano pestare i piedi ai potenti, e di questi sono complici. Prima dei massacri fingono di non sapere, durante i massacri fingono indignazione, lenta a carburare, che dura per tutto il tempo del massacro,infine, dopo
che gli unni hanno fatto quello che volevano fare, la “comunità internazionale” finge un’azione pacificatrice. “Fate i bravi, non litigate, dovete imparare a convivere, insieme, sulla stessa terra” Che belle parole!
Preferiamo le pallottole, a queste vuote parole: non abbiamo deciso noi di “convivere”, e comunque questo non è convivere, poichè solo un popolo vive.
Oggi sono 600, i morti di Gallarate, e 100 di questi erano bambini, inermi fra gli inermi. Perchè gli unni hanno voluto il varesotto? Perchè proprio a noi è capitata questa sfortuna?
Cordiali saluti.

Silvano Madasi

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