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La tassa sul paese

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20 aprile 2009

Abito in un paese di 700 abitanti e desidero riflettere sul disagio economico che incomincia a derivare da questa condizione abitativa. Mi piace ricordare che solo cinquant’anni fa il paese era una realtà che, dal punto di vista socio-economico, era quasi autonoma. Poi, lentamente, i processi di globalizzazione hanno fatto venir meno alcuni servizi, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui quasi tutti i servizi primari trovano risposta solo al di fuori del paese.
Il paese ha perso parte della sua valenza comunitaria, ma, cosa che soprattutto in tempi di crisi incomincia a pesare, si ritrova sulle spalle una serie di costi.
Entro nei particolari: la scuola, che può essere considerata a tutti gli effetti un bene di prima necessità (è addirittura obbligatoria!) rappresenta il costo principale: la scuola in paese non c’è più e per mandare a scuola un ragazzo dalla prima elementare alla terza media bisogna spendere circa 3000 euro (spese di trasporto e di mensa). Non c’è neppure l’asilo comunale e pertanto o ci si reca nel paese più grande dove questo servizio esiste (ma dove in genere non c’è posto), oppure si manda il bimbo in un asilo paritario, scuole queste che sono sopravissute alle bufere ministeriali. Questa, al mio paese c’è, ma per i tre anni di asilo il costo si aggira sulle 4500 euro.
Solo per la scuola (obbligatoria) di un figlio ci vogliono 7500 euro; desunti i buoni mensa che si pagherebbero ovunque, il costo suppletivo, cioè la tassa-scuola su un paese privo di servizi scolastici ammonta a circa 5000 euro.
Non c’è il supermercato e anche il cibo è sicuramente un bene di prima necessità. Facendo conto di andare al Supermercato una volta la settimana e stimando questo costo in 3 euro a viaggio sono circa 150 euro all’anno.
Non si può fare a meno anche di altri servizi e, nello specifico, al mio paese non c’è la farmacia, non c’è più l’Oratorio, non c’è più il medico (solo un medico si avvale dell’ambulatorio posto nel paese), non c’è più il giornalaio, non c’è più il parrucchiere, non c’è il Municipio, non c’è più la Biblioteca. Se uno desidera questi servizi, deve recarsi fuori paese e, per lo spostamento, stimo un costo minimo 1 euro al giorno, cioè circa 350 euro all’anno.
Una nota a margine che stride un po’: Il mio Comune applica un’addizionale Irpef per garantire i servizi!
Un ringraziamento al Direttore qualora volesse ospitare queste mie considerazioni.
A. P.

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