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La verità di D’Alema

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17 gennaio 2010

Egregio direttore,
Al contrario di Pier Ferdinando Casini lui, Massimo D’Alema, a perdere proprio non ci sta. Né in Puglia né altrove. Da leader indiscusso e da politico navigato qual è, nel constatare che la corda stava davvero per spezzarsi, si è presentato in Assemblea a Bari, “il consesso che oggi riconquista la sua dignità statutaria” (Capano), per indicare la ritrovata strada delle primarie al candidato Boccia e cogliere l’occasione per raccontare a tutti la sua verità.

Aveva una voglia matta di farlo, anche se l’aplomb istituzionale ne nascondeva l’insofferenza. Se l’era sentite dire di tutti i colori, in queste settimane di autentico smarrimento e di sofferto travaglio per il Partito Democratico. Ma il senso di responsabilità e il muro compatto di larga parte dei democratici pugliesi, lo hanno convinto che spettava a lui riportare in mare la barca, dopo essere stato lui stesso a farla incagliare nelle secche di un’improbabile rotta verso disinvolte alleanze. Anche se la scelta è stata difesa e confermata nella sua prospettiva di lungo periodo.

Una verità per molti aspetti controversa quella di D’Alema che, soprattutto nell’esordio, quando ha ribadito di “essere sempre stato per le primarie”, in molti ha immediatamente rimandato al monito di Emanuele Severino: “Parliamo della verità, perché ci è chiesto; diffidiamo di coloro che invece, in prima persona, si fanno avanti e si propongono di parlare della verità”.

Una verità che nella stizza piccata del Migliore, però, se ascoltata come una sonata di Beethoven, non soffermandosi sul solo tema dominante, disvela negli accordi e contrappunti di sottofondo i suoi autentici risvolti e annuncia il cambiamento di rotta. Per evitare la completa perdita di sintonia con un elettorato pugliese disorientato e reattivo, come i delusi del più critico loggione.

Il presto con fuoco ha raccontato di un’estate passata da Vendola a cercare l’accordo con l’Udc, fino a proporre un ingresso in giunta in occasione del controverso rimpasto; gestito dal governatore, secondo D’Alema, con piglio troppo autonomista ed eccessivamente decisionista. Se ne deduce che il veto alla riproposizione del presidente uscente, si celava più dietro i baffi dalemiani che nelle sventolate allergie post-democristiane. Per “deficit di concerto” col Pd nella manovra di avvicinamento all’Udc e nell’affrettato annuncio di una ricandidatura non concordata.

Nel silenzio rapito di delegati, tesserati, militanti e semplici uditori (i lavori dell’Assemblea erano trasmessi in diretta da Radio Bari Città Futura), il finale impegnativo è stato da capolavoro della politica: “Faremo le primarie per recuperare Nichi Vendola”. Per questo meritano rispetto ed apprezzamento la dedizione e lo spirito di servizio testimoniati dalla disponibilità di Francesco Boccia, nell’accettare la sfida delle primarie. Per vincere le “secondarie” con Berlusconi ci sarà bisogno di tutti.

Applausi prolungati!

Antonio V. Gelormini

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