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La violazione della busta in Prefettura c’è stata e va fatta chiarezza

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28 dicembre 2013

Egregio direttore,

Poche righe in risposta alla lettera del dottor Pirone.

Immaginiamo per un attimo che protagonista della vicenda non sia la Prefettura di Varese, ma un normale cittadino. Mettiamo sia stato un parrucchiere a dimenticare “inavvertitamente” nel cassetto una cartella esattoriale di Equitalia, confondendola con la grande mole di posta arrivata quel giorno.

Pensate che per evitare le conseguenze fiscali di questa dimenticanza  sarebbe sufficiente sostenere di aver compiuto un errore involontario nello smistamento della posta.

Certo che no, certo che il nostro parrucchiere sarebbe “messo alla gogna”, come purtroppo accade molto spesso.

La violazione della busta in Prefettura c’è stata ed è stata ancora più grave perché riferita ad un servizio delicatissimo come l’accoglienza dei rifugiati politici a Malpensa.

Le inchieste giornalistiche di questi giorni hanno infatti ben evidenziato come nella gestione di questi servizi dati in affidamento dallo Stato sul territorio, se non c’è la massima attenzione, possano insinuarsi soggetti spregiudicati che vedono nell’accoglienza soltanto un business.

Per questo noi esigiamo che chi aveva la responsabilità di vigilare sulla correttezza del bando di gara di Malpensa e non l’ha fatto, dolosamente o colpevolmente, paghi le conseguenze del suo errore, esattamente come succede nel settore privato a chi provoca un danno all’azienda per cui lavora.  

Posso capire che il dott. Pirone,  di cui leggo nel sito dell’associazione Nord – Sud essere stato a sua volta un funzionario della Prefettura, voglia spezzare una lancia a favore dei suoi ex-colleghi nella bufera, ma purtroppo il suo intervento non fa che rafforzare l’impressione che i dipendenti dello Stato abbiano l’abitudine “di cantarsela e suonarsela da soli”, come se facessero parte di un mondo a parte, con altre regole, altre consuetudini, altro atteggiamento rispetto al paese reale.

Ma fortunatamente siamo a Varese, più vicini alla Svizzera che a Roma e non ci faremo bastare la minimizzazione all’italiana della serie “chi è stato è stato”, perché quando si parla di Prefetture il problema si fa maiuscolo, quindi “chiunque sia stato è Stato”.

Federico Martegani - Coordinatore Provinciale Movimento Giovani Padani Varès

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